"Id","title","regione","provincia","comune","Area carsica","Sviluppo reale","Dislivello totale","Grotte","Descrizione","Data inserimento","Data ultimo aggiornamento","Numero di visualizzazioni","Limita la visualizzazione del contenuto a questi gruppi","Nome utente","Foto","Autore foto","Nome","Licenza immagine","Sorgenti/Risorgenze","Rilievi","Fonte bibliografica","sources","photo2","authorphoto2","license2","photo3","authorphoto3","license3","photo4","authorphoto4","license4","source2","source3","source4","Sigla" "3","","","","","MARGUAREIS_PIAN_BALLAUR_SALINE","66820","1495","PI88,PI89,PI132,PI141,PI142,PI160,PI161,PI162,PI190,PI602,PI654,PI656,PI687,PI688,PI689,PI690,PI691,PI692,PI726,PI895,PI947,PI948,PI987,PI3344,PI3358,PI3454,PI3616","Il massiccio del Monte Marguareis ospita il più esteso sistema carsico piemontese ed è caratterizzato da una vasta area assorbente compresa tra le valli Tanaro e Pesio che raggiunge, con la Punta Marguareis la maggiore elevazione delle Alpi Liguri (2650 m s.l.m.). Anche i versanti meridionali del monte Pian Ballaur (2604 m s.1.m.) e di Cima delle Saline (2555 m s.l.m.) appartengono al medesimo sistema carsico che alimenta la sorgente della Foce (1190 m s.l.m.) ed il troppo pieno del Garb d'la Fus ubicati nella Gola delle Fascette, in alta Valle Tanaro. Il potenziale di carsificazione supera quindi un dislivello di 1400 m. L'area assorbente del sistema, individuata anche mediante una serie di test con traccianti, raggiunge verso ovest la dorsale del Colle dei Signori estendendosi, in minima parte, sul versante francese fino al Pian della Scovola, dove una colorazione effettuata nella grotta omonima, nel 2004, ha accertato l'esistenza di un collegamento idrico di questa cavità con Labassa e la sorgente della Foce. Un altro test effettuato negli anni '60 nell'Abisso F-3, presso il Colle dei Signori aveva già confermato l'esistenza di un collegamento molto rapido tra le cavità di questo settore (Complesso del Colle dei Signori, abissi Joel e Trou Souffleur) e la zona sorgiva delle Fascette. Gli scoscesi versanti settentrionali di Punta Marguareis, situati in alta Valle Pesio, dove sono ubicati diversi abissi (O-Freddo, Libero, Complesso 03-04-05, Innominata), alimentano il medesimo sistema carsico, come accertato da una colorazione effettuata in O-Freddo nel 2005. Anche gli estesi pendii meridionali del medesimo massiccio, dove sono ubicati gli ingressi di A-11 e di Ferragosto, contribuiscono in modo sostanziale alla ricarica di questo sistema. Il settore assorbente meglio conosciuto grazie all'esplorazione di numerosissime cavità è la conca di Piaggia Bella, dove si trova l'ingresso principale dell'omonimo complesso sotterraneo. Questo è costituito da un inghiottitoio attivo (la Carsena), che raccoglie le acque di ruscellamento superficiale provenienti dai versanti costituiti dalle rocce impermeabili della Colla del Pas, di Punta Emma e del Passo delle Capre. Il complesso di Piaggia Bella si estende fino alla vasta zona assorbente posta tra la dorsale del Pian Ballaur e di Cima delle Saline, denominate zona Omega e zona S, dove sono ubicati gli ingressi di diversi abissi appartenenti a questo sistema (Grassi Trichechi, Omega-3, S2, Omega-5). Lo spartiacque sotterraneo che separa il sistema della Foce da quello dell'Ellero, ubicato più a nord, coincide grossomodo con quello superficiale costituito dalla dorsale Colla del Pas - Pian Ballaur, dove è presente l'ingresso dell'Abisso Gaché. Questa profonda cavità è collegata al complesso di Piaggia Bella ma le acque che circolano nei primi 300 m di profondità si dirigono verso le sorgenti dell'Ellero, come accertato da due test con traccianti artificiali. La morfologia prevalente dell'intera area assorbente di questo sistema è caratterizzata dalla presenza di vasti valloni glacio-carsici, con evidenti forme di esarazione glaciale ed ampie doline di dissoluzione e di crollo che costellano i brulli versanti, in genere con scarsa presenza di copertura vegetale. Fanno eccezione le aree dove affiorano i litotipi del Cretacico, caratterizzati da calcari arenacei e scistosi e quindi con abbondanti depositi detritici sui quali cresce una rigogliosa prateria alpina. I versanti settentrionali di Punta Marguareis sono invece costituiti da scoscese pareti verticali, separate da stretti canaloni detritici (canaloni dei Genovesi, dei Torinesi, dei Savonesi), dove si aprono gli ingressi di alcuni profondi abissi. Un piccolo settore compreso tra i Genovesi ed i Torinesi, denominato zona O e caratterizzato da un impressionante numero di pozzi e cavità, costituisce il relitto di una più vasta zona assorbente, risparmiata dai fenomeni di esarazione glaciale e, più recentemente, di arretramento gravitativo dell'intero versante. Il carsismo sotterraneo del sistema della Foce è ben conosciuto grazie all'esplorazione delle numerose cavità che, dalle aree assorbenti, si sviluppano fino quasi al settore sorgivo. Nella zona di Piaggia Bella, la carsificazione profonda è stata pesantemente condizionata dalla situazione geologico-strutturale, caratterizzata dalla presenza e dalla geometria di un basamento metamorfico impermeabile (porfiroidi e quarziti) che ha controllato la circolazione delle acque sotterranee. L'importante collettore di Piaggia Bella raccoglie le acque assorbite nella conca omonima e in zona Omega, dirigendosi poi verso sud-ovest in direzione del settore Vallone dei Maestri-Gola della Chiusetta, dove in profondità scorre, nella grotta Labassa, il collettore principale del sistema. In corrispondenza della Sala delle Acque che Cantano, confluiscono le acque provenienti da Piaggia Bella, dal Colle dei Signori e dai versanti settentrionali e meridionali del Marguareis. Le cavità di quest'ultimo settore si sviluppano prevalentemente verso sud-ovest, seguendo la giacitura delle rocce carbonatiche e la direzione delle principali discontinuità, che guidano la carsificazione profonda di tutta l'area. Sulla base delle attuali esplorazioni si suppone l'esistenza di un dreno secondario che, dal fondo dell'Abisso F-5, si dirige verso Labassa, raccogliendo anche le acque provenienti dal settore di Punta Marguareis. In questo tratto, una serie di sifoni sospesi, come quelli presenti sui fondi di Piaggia Bella e della Filologa, impediscono un collegamento diretto tra le principali cavità. Non si può escludere la presenza di condotti fossili, in parte ostruiti da abbondanti depositi sabbioso-limosi trasportati durante le grandi piene, che in futuro permetteranno di unire le diverse grotte. Il collettore in Labassa scorre quindi in grandi gallerie, al di sotto della dorsale del Ferà, in direzione della Gola delle Fascette, fino ad incontrare una serie di invalicabili sifoni, ubicati ad una quota molto prossima a quella della zona sorgiva. Queste acque si rinvengono poi in alcuni tratti dell'Arma del Lupo Inferiore, tipica cavità epifreatica ubicata nella Gola delle Fascette. Passano poi al di sotto dell'alveo del torrente Negrone e tornano alla luce, sulla destra orografica, presso le sorgenti della Foce. Nelle principali cavità, in corrispondenza delle zone attive, sono in genere presenti gallerie con prevalenti morfologie a forra che evidenziano il progressivo approfondimento della circolazione idrica. A quote decisamente maggiori, con dislivelli superiori anche ai 100 m rispetto all'attuale scorrimento delle acque, sono presenti gallerie fossili, in parte con evidenti morfologie a pieno carico, in parte caratterizzate da estesi crolli. Sono la testimonianza dell'esistenza di una vasta rete freatica, che caratterizzava l'antica circolazione delle acque, probabilmente di età pre-quaternaria. Il notevole ringiovanimento che ha successivamente interessato l'intero sistema è sicuramente da collegare con le ultime fasi di sollevamento della catena alpina ed i conseguenti approfondimenti dei livelli di base idrografico e carsico. Altre grotte, di dimensioni in genere più ridotte (Carsena del Ferà, Armaduk, Rocmos), o tratti delle maggiori cavità mostrano gallerie con morfologie a pieno carico ubicate a quote ancora più elevate rispetto ai reticoli precedenti, a testimoniare l'esistenza di fasi carsiche ancora più antiche e sicuramente collegabili al carsismo pliocenico. ","","2022-03-17 11:52:37","","","","carnino_ok.png","Raffaella Zerbetto","Sistema della Foce","CC BY-SA 4.0","","","7","","","","","","","","","","","","","","FOCE" "4","","","","","CARSENE_PIAN_AMBROGI","33589","286","PI134,PI199,PI222,PI616,PI621,PI651,PI1842,PI1843,PI1844,PI1845,PI1846,PI1847,PI3007,PI3271,PI3306","La zona sorgiva è costituita da due emergenze principali ubicate in corrispondenza di depositi detritici: le sorgenti del Pesio, sottostanti le Pareti del Pis (a quota 1380 m) e le sorgenti del Pesio 18, nel Vallone dell'Oro (a quota 1340 m). La loro portata complessiva durante i periodi di magra è di circa 60 l/s. Le risorgive, tra le rocce del basamento e quelle carbonatiche, sono coperte da una spessa coltre di depositi di versante. Sulla parete sovrastante le sorgenti del Pesio, si trovano le emergenze di troppo-pieno del sistema: la più importante di tutte dà origine, in occasione di rilevanti apporti infiltrativi, ad una spettacolare cascata di oltre 20 m di altezza, il Pis del Pesio, defluente dall'omonima cavità (a quota 1450 m). In questa grotta scorre solo una parte delle acque sotterranee del sistema: durante i periodi di magra, il flusso idrico abbandona le gallerie principali a circa 20 m dall'uscita e, seguendo una serie di discontinuità, raggiunge il contatto calcari-basamento (coperto dai detriti). Torna poi alla luce dando origine alle sorgenti ubicate una cinquantina di metri più a valle. In occasione di piogge abbondanti o fusione nivale, queste vie non riescono a smaltire gli importanti volumi idrici, il livello delle acque risale nella grotta di circa 8 m, fuoriuscendo così dall'ingresso principale. La portata, in questi periodi, supera anche i 5 m3/s. I limiti idrogeologici del sistema sono stati accertati mediante test con traccianti: le prime colorazioni risalgono agli anni '60-70. Una colorazione effettuata nell'Abisso dei Perdus ed un'altra nel Cappa avevano evidenziato un collegamento diretto del settore della Conca delle Carsene con le sorgenti del Pesio. Lo stesso risultato era stato ottenuto da un tracciamento eseguito nell'inghiottitoio di Pian Ambrogi, dimostrando quindi l'appartenenza dell'intera zona carsica, posta in territorio francese, al sistema del Pesio. Notevoli dubbi rimanevano nei rapporti intercorrenti con le due principali emergenze: alcuni test sembravano infatti evidenziare un collegamento con la sola sorgente del Pesio 18. Negli anni '80, un ulteriore tracciamento eseguito nel torrente Barraja (abisso Cappa) ed un campionamento diretto delle acque presso le due sorgenti del Pesio, hanno invece dimostrato che il colorante giungeva ai due punti di rilevamento contemporaneamente e in tempi molto rapidi (3 giorni), fugando i dubbi del decennio precedente. Nel 2008 un test eseguito nell'abisso Penthotal, durante il periodo di magra estivo, ha evidenziato velocità di deflusso delle acque sotterranee molto lente, con un arrivo del colorante alle due sorgenti in concentrazioni molto ridotte e dopo circa un mese dall'immissione. Le esplorazioni speleologiche effettuate nei diversi abissi dell'area hanno evidenziato l'esistenza di un collettore principale, rinvenuto nei settori terminali del Cappa, che alimenta un sifone ubicato alla stessa quota dei sifoni del Pis del Pesio, dimostrando la presenza di una zona satura nel settore di Valle della Conca (zona di Gias dell'Ortica). Durante i periodi di piena le acque sotterranee non riescono ad essere smaltite rapidamente dal collettore principale e risalgono di diverse decine di metri, invadendo le gallerie della zona epifreatica. Al di sopra della rete carsica attiva, sono presenti diversi livelli di gallerie con morfologia a pieno carico, che evidenziano l'esistenza di diverse fasi di carsificazione dell'area. Questa ha avuto inizio a partire dalle importanti fasi di sollevamento della catena alpina alla fine del Miocene, nel Pliocene, in parte nel Pleistocene ed è proseguita fino alle fasi di ringiovanimento oloceniche. li livello più esteso è ubicato ad una quota compresa tra i 1600-1700 m, mentre le gallerie più vecchie si estendono tra i 1800 ed i 1900 m di quota. Queste spettacolari condotte, che in alcuni tratti raggiungono diametri superiori ai 5 m, si incontrano in tutte le principali cavità dell'area ed in particolare negli abissi Cappa, Straldi, Perdus e Parsifal. La rete a pieno carico viene intercettata ed attraversata dalla più giovane circolazione idrica vadosa, che si approfondisce fino a raggiungere i livelli di base attuali. Ciottoli fluitati, anche di grosse dimensioni e di natura quarzitica, si rinvengono in tutti i livelli ed evidenziano fasi di riempimento probabilmente legate alle diverse fasi glaciali ed interglaciali quaternarie.","","2021-12-11 15:43:27","","","","","","Sistema del Pesio","","","","7","","","","","","","","","","","","","","PESIO" "6","","","","","CIMA_VERZERA","25007","1283","PI242,PI295,PI296,PI297,PI298,PI299,PI675,PI875,PI876,PI877,PI878,PI879,PI880,PI881,PI882,PI883,PI942,PI943,PI944,PI945,PI999,PI3386,PI3396,PI3401,PI3404,PI3405,PI3417,PI3429,PI3430,PI3442","Interessa la porzione sud-occidentale dell'area carsica ed è caratterizzato da una vasta zona assorbente, che riceve, in parte, il contributo dei rii secondari, che defluiscono dalla dorsale compresa tra Colla dei Termini e Cima Ferrarine, dove affiorano le rocce impermeabili del basamento. Nei periodi di intense precipitazioni o fusione nivale, l'apporto proveniente da questi settori è piuttosto rilevante e le acque ruscellanti vengono assorbite dagli inghiottitoi ubicati in prossimità del contatto con le rocce carbonatiche. Diverse colorazioni effettuate in corrispondenza di questi punti di perdita (Zotte degli Stanti, Celle degli Stanti) hanno dimostrato un rapido collegamento con le sorgenti della Mottera. La morfologia superficiale è caratterizzata da una evidente impronta glaciale e da un carso coperto da una sottile coltre detritica, con numerose doline ed inghiottitoi spesso ostruiti da grossi ciottoli fluitati o depositi glaciali. I calcari sono spesso assai fratturati, con discontinuità interessate da notevoli circolazioni d'aria. Le microforme superficiali sono del tutto assenti, a causa della notevole tettonizzazione della roccia e della natura prevalentemente dolomitica o arenacea dei calcari. La Grotta della Mottera costituisce il principale collettore carsico di questo sistema, in grado di trasferire le acque di infiltrazione in tempi molto rapidi, attraverso le grandiose gallerie attive. La portata delle sorgenti è quindi condizionata dalla notevole carsificazione dell'area e presenta volumi molto ridotti durante i periodi siccitosi, con valori compresi tra 10-15 l/s ma che superano anche i 3 m3/s durante le piene. L'area di alimentazione di questo sistema potrebbe anche raggiungere il settore di Colle dei Termini dove potrebbe essere ubicato lo spartiacque sotterraneo tra il sistema in esame e quello di Borello. Il test con traccianti effettuato nella primavera del 2010 ha infatti dimostrato che i settori di Cima Ciuaiera e del Zottazzo Soprano e Sottano vanno ad alimentare le sorgenti di Borello. La Grotta della Mottera, che si comporta da ingresso basso, ha infatti una consistente circolazione d'aria, che si dirige in parte verso l'Arteria Sud, raggiungendo l'ingresso alto di Fantozzi, e in parte va in direzione di Esselunga, spingendosi poi verso l'ingresso alto dell'abisso Angeloni Mario e altri ingressi ancora sconosciuti.","","2021-01-29 16:39:31","","","","stanti_ok.png","Raffaella Zerbetto","Sistema di Mottera","CC BY-SA 4.0","","","7","","","","","","","","","","","","","","MOTTERA" "21","","","","","CIMA_VERZERA","12000","1046","PI84,PI86,PI87,PI92,PI146,PI289,PI313,PI315,PI316,PI938,PI3173,PI3393,PI3400,PI3406,PI3407,PI3416,PI3435,PI3437,PI3438,PI3444","Ubicato nella porzione settentrionale dell'area carsica Verzera - Antoroto, questo sistema confina con quello della Mottera lungo uno spartiacque sotterraneo, definito dalla geometria della rete carsica dei due sistemi. Nella Grotta della Mottera gli apporti idrici in destra orografica sono quasi del tutto assenti e sembrano dimostrare come il collettore carsico di questa cavità venga alimentato prevalentemente dai versanti meridionali dell'area carsica in esame. Le conoscenze del sistema di Barello sono ancora molto sommarie, nonostante la scoperta di una serie di estese cavità: l'Abisso Luna d'Ottobre, l'abisso Ventazzo, la grotta ""il Vecchio e il Bambino, e Rem del ghiaccio. È possibile che questo importante sistema idrologico ospiti un grandioso sistema carsico, in gran parte ancora da scoprire. Dagli studi effettuati, risulta che questo settore raccoglie le acque dell'intero versante nord-occidentale dell'area carsica, a partire dalla dorsale della Ciuaiera, spingendosi poi verso la zona dello Zottazzo Sottano, dove un inghiottitoio temporaneo assorbe ingenti volumi idrici nel periodo primaverile. L'area di alimentazione comprende inoltre il vallone assorbente di Borello, che drena non soltanto le acque del settore calcareo in sinistra idrografica, ma anche quelle provenienti dalle zone in destra orografica, ruscellanti sulle rocce del basamento e sui depositi morenici. Una colorazione effettuata dal Politecnico di Torino, nella parte alta di questo vallone, immettendo il colorante in una fessura assorbente del rio La Mastra, ha dimostrato un rapido collegamento con la sorgente principale. Un secondo multitest con traccianti effettuato con immissione di Tinopal al fondo dell'Abisso della Ciuaiera e di fluorescina nell'inghiottitoio dello Zottazzo Inferiore ha evidenziato un collegamento diretto tra questi punti e la sorgente di Borello superiore con una curva di restituzione molto concentrata, a dimostrazione dell'esistenza di un importante collettore carsico. I dati della portata idrica, rilevati in continuo presso tale emergenza captata ad uso idropotabile, dimostrano le rilevanti dimensioni di questa struttura, con valori di portata in magra dell'ordine dei 70 l/s e piene che superano gli 800 l/s. I valori della portata massima non sono paragonabili a quelli misurati nei sistemi carsici del Marguareis-Mongioie ma tale discrepanza potrebbe essere legata alla morfologia dell'area assorbente (mancano del tutto le estese conche glacio-carsiche a carso nudo) e ad una minore organizzazione della rete di drenaggio. L'esistenza di un esteso collettore carsico non a pieno carico sembra essere testimoniata da un evento eccezionale che ha interessato la zona sorgiva dopo l'alluvione del novembre 1994. Tre mesi dopo l'inondazione, una piccola sorgente di troppo-pieno, ubicata vicino alla principale, ha improvvisamente scaricato nel torrente Corsaglia un ingente volume d'acqua con valori di portata di oltre 5 m3/s, per circa 10-15 ore. È possibile che, in seguito all'evento alluvionale, una massa di detriti trasportati dalle piene eccezionali abbia ostruito un condotto carsico attivo, con conseguente accumulo d'acqua in condotti fossili. I livelli idrici sono progressivamente cresciuti, fino a quando la pressione dell'acqua ha rimosso l'ostruzione causando la piena. Un simile evento si è verificato nella Grotta di Bossea, due anni dopo, in seguito all'alluvione dell'ottobre 1996. La zona sorgiva è caratterizzata da due emergenze coperte dai depositi alluvionali del fondovalle: la sorgente principale captata ad uso idropotabile (sorgente di Borello superiore) ed una emergenza con portata molto più ridotta ubicata nell'alveo del torrente Corsaglia. Non è da escludersi la presenza di una rete carsica fossile, a quote decisamente più elevate, collegata ad ingressi ancora da scoprire. L'appartenenza al sistema della dorsale di Cima Ciuaiera-Monte Antoroto (Voragine di Cima Ciuaiera, Abisso di Perabruna, Rem 4, Rem del ghiaccio) è stata verificata tramite test con traccianti nel 2018, confermando i sospetti precedenti basanti sulla geologia dell'area.","","2021-12-11 15:40:49","","","","borello 1.jpg","Bartolomeo Vigna","Sistema di Borello","CC BY-SA 4.0","","","7","","","","","","","","","","","","","","BORELLO" "7","","","","","MONGIOIE_REVELLI_CONOIA","10529","964","PI103,PI167,PI169,PI403,PI404,PI405,PI906,PI1841,PI3058,PI3227,PI3253","Questo ampio settore costituisce la principale area assorbente di due importanti sistemi carsici che alimentano rispettivamente le sorgenti delle Vene (1525 m) e delle Fuse (1475 m), in alta Valle Tanaro ed ubicate ad una distanza tra loro di appena 200 m. Nonostante l'esigua vicinanza, sembra che queste due importanti emergenze vengano alimentate da due differenti zone: i numerosi test con traccianti eseguiti da diversi gruppi speleologici e le esplorazioni condotte nelle diverse cavità sembrano dimostrare infatti la presenza di due circuiti indipendenti che, dalla zona sorgiva, si dirigono verso le rispettive aree assorbenti. Nella Grotta dei Tumpi, piccolo inghiottitoio perenne ubicato ai bordi nord-occidentali dell'area in esame, le colorazioni eseguite dal GSP e dal Politecnico di Torino confermano che questo settore, comprendente anche la vasta area dei Gruppetti, è tributario delle Vene. Anche il test eseguito nell'Abisso dei Caprosci ha dato esito positivo alla medesima emergenza. I tracciamenti eseguiti dagli imperiesi in diverse cavità nell'area delle Colme (Abisso delle Frane, Abisso Joe Gru) hanno fornito, invece, risultati positivi alle Fuse. Il potenziale massimo di carsificazione supera quindi i 1100 m. I limiti geologici di questa importante area carsica sono prevalentemente legati ad una serie di discontinuità tettoniche che mettono a contatto la successione carbonatica con le rocce del basamento metamorfico (quarziti e porfiroidi) o della copertura fliscioide (argilloscisti ed arenarie). Il limite settentrionale è costituito da una faglia subverticale ubicata presso il Bocchino della Brignola tra i calcari e le quarziti mentre nel settori occidentali (zona Bellino e versanti sud delle Saline) è presente un sovrascorrimento dei flysch sulle rocce calcaree. Nella porzione sud-occidentale il limite della struttura è impostato su una importante faglia a basso angolo con direzione prevalente N-S. Verso est il basamento metamorfico affiora fino ai 2200 m di quota nei settori di Pian dell'Olio e del Lago Raschera: il contatto con la successione carbonatica inclinato di oltre 30° verso S-W, condiziona la circolazione profonda delle acque verso le due sorgenti. Presso tali emergenze è presente una importante dislocazione (la faglia della Chiesetta), orientata E-W, che mette a contatto le rocce calcaree con quelle metamorfiche del basamento e che costituisce il limite meridionale della area carsica. La zona del Mongioie rappresenta sicuramente una delle più belle situazioni, nel panorama italiano, di carso alpino d'alta quota: l'intero settore caratterizzato da ampi pendii di roccia nuda con svariate microforme superficiali, pozzi assorbenti, doline di crollo ed una serie di faglie sub-verticali con i piani di rigetto di alcune decine di metri, interessati da incredibili e bizzarre forme di corrosione. Sia le forme carsiche che quelle glaciali (dossi montonati, conche di esarazione) sono inserite in un contesto paesaggistico singolare evidenziato anche dalla quasi assenza della copertura vegetale. La conoscenza del carsismo profondo di questi due importanti sistemi non è ancora del tutto chiarita. Grazie alle esplorazioni compiute nelle due principali cavità-sorgenti risulta l'esistenza di due collettori principali che si sviluppano grossomodo verso nord-nord est, seguendo una serie di importanti dislocazioni sub-verticali, e che drenano molto rapidamente le acque assorbite nell'area di ricarica. Sulla base di una approfondita serie di studi eseguiti dal Politecnico di Torino in collaborazione con speleologi del GSP e del GSI, le portate sorgive presentano, in occasione di importanti eventi infiltrativi, impressionanti variazioni di portata che in poche ore passano dai valori di magra complessivi di circa 50 l/s ad oltre 6-8 m3/s durante le piene maggiori. Tali dati confermano l'esistenza di una estesa e ben organizzata rete carsica in grado di drenare molto rapidamente le acque di infiltrazione. Nell'area assorbente solo una cavità, l'Abisso Ngoro-Ngoro, raggiunge a quota 1670 m s.l.m., un collettore secondario che si sviluppa ad una quota prossima a quella dei sifoni terminali della Grotta della Vene (1665 m). Le altre grotte presenti nell'area assorbente sono rappresentate da abissi a sviluppo prevalentemente verticale che terminano su stretti meandri o fratture ancora distanti dalle quote del livello di base costituito dalle due cavità-sorgenti. Altre cavità come il sistema dei Gruppetti, l'Abisso Big Sur ed altre grotticelle minori, ubicate a quote decisamente più elevate rispetto l'attuale livello di circolazione delle acque sotterranee, sono invece caratterizzate da prevalenti morfologie a ""pieno carico"" che testimoniano l'esistenza di una complessa rete carsica in pressione, molto antica, probabilmente pliocenica, del tutto indipendente dalle successive fasi di carsificazione e dalla attuale circolazione idrica profonda. ","","2021-12-11 15:37:57","","","","20170506_183332.jpg","Davide Barberis","Sistema Vene-Fuse","CC BY-SA 4.0","","","7","","","","","","","","","","","","","","VENE_FUSE" "23","","","","","BIECAI_SERPENTERA","8490","2385","PI190,PI3000,PI3157,PI3217,PI3379,PI3379a,PI3450","Il sistema si estende dalla zona sorgiva presso il rifugio Mondovì, fino alla dorsale che separa la Valle Ellero dalla Val Tanaro, confinando quindi verso sud con il sistema della Foce. Lo spartiacque sotterraneo che divide queste due strutture idrogeologiche corre lungo questa dorsale che si estende tra Colla del Pas - Pian Ballaur - Cima delle Saline - Colle delle Saline. La geometria del basamento impermeabile, che guida la direzione dei flussi idrici sotterranei, sembra formare, in corrispondenza di tale dorsale, una blanda piega anticlinalica immergente verso nord-est e verso sud-est. Le gallerie dell'Abisso Sardu, appartenenti al sistema dell'Ellero e di Piaggia Bella, appartenenti al sistema della Foce, si sviluppano prevalentemente lungo il contatto calcari-rocce del basamento, seguendo queste due differenti direzioni. I test con traccianti confermano tale ipotesi: l'Abisso Gaché, ubicato in prossimità di questo spartiacque, si dirige e si collega, attraverso strette gallerie e pozzi, al complesso di Piaggia Bella ma le sue acque, seguendo un percorso ancora ignoto, raggiungono le sorgenti dell'Ellero. Presso il rifugio Mondovì, ai piedi del massiccio delle Saline, sono ubicate le sorgenti di questo importante sistema carsico: una serie di polle emergenti dai depositi detritici a quota 1750 m e una venuta in frattura a quota 1860 m. Alcune centinaia di metri più ad est, circa alla stessa quota della sorgente in frattura, è presente il Pis dell'Ellero, importante emergenza di troppo-pieno del sistema, che si attiva in tempi molto brevi a seguito di abbondanti apporti, con una spettacolare cascata di una quindicina di metri di altezza. La portata complessiva delle diverse emergenze è di circa 20 l/s durante i periodi di magra ma in piena supera abbondantemente i 1000-2000 l/s. Le rapidissime variazioni della portata idrica in seguito alle precipitazioni indicano sicuramente la presenza di una rete carsica molto sviluppata ed estesa a tutto il settore di alimentazione del sistema. Il potenziale massimo di carsificazione, compreso tra le cime principali, Pian Ballaur (2614 m) e Cima delle Saline (2612 m) e le sorgenti è intorno ai 700 m. Le principali aree assorbenti sono costituite da due estese conche glacio-carsiche rispettivamente denominate Conca del Biecai e Conca delle Masche. La prima conca, raggiungibile attraverso il Passo Biecai, è impostata in parte lungo una importante discontinuità orientata nord-sud con immersione verso est, denominata Faglia della Colla del Pas, che mette a contatto la successione carbonatica con le rocce impermeabili del basamento metamorfico. Le acque superficiali ruscellanti a partire dalla dorsale che separa la Valle Ellero dalla Valle Pesio, dove sono affioranti quarziti e porfiroidi, si dirigono verso oriente e spariscono in corrispondenza di numerosi inghiottitoi semiattivi, posti in prossimità di tale discontinuità. Alcuni di questi punti assorbenti sono parzialmente percorribili, come l'Abisso Mantra, le cui acque, durante i periodi di piena, raggiungono in tempi molto brevi (24 ore) le emergenze, come evidenziato da una colorazione effettuata da giavenesi, GSP e Politecnico di Torino. In genere, queste acque si rinvengono poi nelle gallerie attive delle principali cavità del settore, abisso Gonnos e Abisso Sardu, e si arrestano in corrispondenza di sifoni a poche decine di metri di dislivello dalla quota sorgiva. Le zone più caratteristiche di questa conca si trovano ai piedi delle scoscese pareti occidentali del Pian Ballaur e di Punta Magu (zona Alfa), dove è presente una innumerevole serie di pozzi, in genere chiusi da nevai che impediscono ulteriori prosecuzioni. La Conca del Biecai si chiude in corrispondenza del lago omonimo, estesa depressione tettonico-carsica a quota 1967 m s.l.m. che, nella stagione primaverile o in seguito ad abbondanti precipitazioni, non riesce a smaltire le acque di ruscellamento superficiale, dando origine ad un vasto bacino idrico temporaneo. La Conca delle Masche, raggiungibile attraverso un ripido canalino che si sviluppa a partire dalla zona sorgiva, è delimitata verso nord dalle Rocche del Pis e a sud dalle scoscese pareti del Ballaur e delle Saline. L'area è particolarmente selvaggia, al di fuori degli itinerari turistici e dalle aree di pascolo alpino ed è caratterizzata da una tipica morfologia di carso di alta quota, con copertura vegetale assente, vaste zone con campi solcati, doline di dissoluzione e di crollo ed inghiottitoi semi-attivi. Poche sono le cavità di un certo sviluppo finora esplorate (Prima Osteria e Lo Sgarro), mentre numerosi sono ancora i buchi da aprire. Particolarmente interessante risulta essere il settore più alto, ai confini della zona Omega, dove è ubicato, sulla base dei rilievi effettuati in Gaché, l'ipotetico ingresso del Rami Vacanza, esplorato dagli speleologi toscani del GSF nel 2001. Il sistema confina poi verso est con l'area di alimentazione delle sorgenti Vene-Fuse, in corrispondenza di una importante faglia a basso angolo, di direzione nord-sud ed immersione verso est, che dal Passo delle Saline si dirige verso il settore di Pra Cantun, in alta Valle Ellero. La conca del Biecai è stata suddivisa in quattro settori rispettivamente denominati Alfa A, Alfa B, Alfa C e Alfa D. Nella conca delle Masche si riconoscono altre due zone nelle parti basse, salendo si incontra la ""zona vallette"" e nelle parti alte la ""zona Masche alte"", confinante lungo lo spartiacque Val Ellero-Val Tanaro con la zona Omega, appartenente al sistema della Foce. Alimenta il sistema del Pis anche il versante orientale del massiccio delle Saline (zona Saline) il cui limite con il sistema delle Vene-Fuse è stato posto in corrispondenza con il contatto con i flysch affioranti tra la zona Gruppetti e il Passo delle Saline.","2020-06-24 11:45:47","2021-12-11 15:34:18","","","davide","","","Sistema del Pis dell'Ellero","","","","7","","","","","","","","","","","","","","PIS_ELLERO" "27","","","","","ARTESINERA_PRATO_NEVOSO","7204","555","PI197,PI302,PI622,PI867,PI873,PI3003,PI3027,PI3028,PI3029,PI3030,PI3031,PI3032,PI3033","La zona che alimenta questo sistema comprende il settore Balma (1883 m), Cima Artesinera (1992 m) e Cima Merdanzone (1767 m), interessando poi i ripidi pendii in sinistra idrografica del rio Sbornina (zona del Malpasso), fino a raggiungere l'area sorgiva di Stalla Buorch (1090 m), con un potenziale massimo di carsificazione pari a circa 900 m. Il confine di tale sistema con quello di Artesina è posto grossomodo nell'area della Balma, dove soltanto future colorazioni o esplorazioni di nuove cavità potranno definire meglio la zona dello spartiacque sotterraneo. Sicuramente il sistema è alimentato anche dalle perdite in sub-alveo del rio Sbornina che, nella stagione asciutta, presenta un flusso idrico nel vallone sottostante la Balma, per poi asciugarsi del tutto nel settore a valle del Malpasso. La sorgente di Stalla Buorch ha una portata piuttosto rilevante anche nei periodi di magra, circa 50 l/s, e riceve il cospicuo apporto di queste perdite. La morfologia dei settori assorbenti più elevati, compresi tra la Balma e la zona di Pian dei Gorghi, è caratterizzata da versanti poco acclivi, con ampie doline di dissoluzione ed un carso sub-affiorante coperto da una sottile cotica erbosa. I pendii meridionali, che si sviluppano in direzione del rio Sbornina, sono caratterizzati da strapiombanti pareti rocciose e ripidi canaloni. Proprio in corrispondenza di una di queste incisioni si trova l'ingresso dell'Abisso Bacardi. Il carsismo profondo presenta cavità con morfologie prevalentemente verticali (abissi Artesinera e Bacardi) che intercettano i relitti di una antica circolazione a pieno carico, caratterizzata dalla presenza di condotte di piccole dimensioni, con andamenti sub-orizzontali. Diverse, anche se in genere di limitato sviluppo, sono le cavità fossili che si aprono sugli scoscesi versanti del rio Sbornina, come il Buco di Peirani (400 m di gallerie freatiche che terminano su sifoni pensili non attivi), che testimoniano la presenza di una antica rete carsica a pieno carico, che si sviluppava dalle zone assorbenti fino all'attuale settore sorgivo. La presenza di ciottoli fluitati in alcune cavità, costituiti da rocce del basamento metamorfico, dimostra l'esistenza di notevoli flussi idrici conseguenti al glacialismo che, in passato, hanno trasportato e depositato questi detriti, provenienti probabilmente dalla vallata principale del rio Sbornina. Nell'area assorbente principale sono presenti numerose spaccature o piccole doline ostruite, caratterizzate da una notevole circolazione d'aria che funzionano da ingresso alto, mentre sono quasi del tutto sconosciute le uscite basse. Tale situazione evidenzia l'esistenza di una rete carsica ancora in parte da scoprire. ","2020-12-05 17:17:36","2020-12-31 12:07:26","","","davide","","","Sistema di Stalla Buorch","","","","7","","","","","","","","","","","","","","STALLA_BUORCH" "12","","","","","MONGIOIE_REVELLI_CONOIA","7157","794","PI907,PI908,PI931,PI3226,PI3456,PI3457","Il bacino di assorbimento di questo importante sistema carsico è localizzato lungo la dorsale compresa tra Cima Revelli (2486m slm) e Bric di Conoia (2512m), in gran parte ubicata in Valle Tanaro. Solo i pendii settentrionali dei Revelli appartengono geograficamente alla Val Corsaglia. Tale settore costituisce il lembo più orientale dell'imponente massiccio carsico del Marguareis - Mongioie. I limiti del sistema sono facilmente individuabili essendo la struttura calcarea limitata sia verso nord, sia verso est, sia a sud da rocce impermeabili del basamento. Una importante faglia orientata grossomodo N-S, con immersione a basso angolo verso E, rappresenta invece il confine occidentale del sistema. Le zone assorbenti principali, localizzate sempre sopra i 2000 m di quota, presentano le tipiche morfologie dei carsi di alta quota alpini, con evidenti impronte sia glaciali sia carsiche. Tipici sono i circhi glaciali, modificati dai processi di gelifrazione come quelli a nord dei Revelli, i valloni sospesi di esarazione glaciale come il Vallone del Bocchin d'Aseo e i dossi montonati come quelli presenti a Pian dell'Olio; tutto ciò costituisce l'evidente relitto di morfologie glaciali quaternarie. Le forme carsiche sono rappresentate dalle tipiche microforme particolarmente presenti nei calcari puri giuresi e da zone coperte con una magra prateria alpina. Le doline sono generalmente in serie, allungate lungo le principali linee di fratturazione, con il fondo prevalentemente occupato da detriti grossolani. L'esempio più imponente, anche se anomalo, è rappresentato dal Profundo, depressione ellittica che raggiunge i 60 metri di profondità con i due assi principali rispettivamente di 120 e 170 m. Le acque assorbite in questo settore vengono rapidamente drenate dalle sorgenti del Regioso a quota di circa 1800 metri; queste sgorgano da alcune polle al contatto tra i calcari triassici e le quarziti. L'intero flusso idrico si incontra poi nella grotta del Regioso che costituisce il principale collettore carsico dell'intero sistema. Le portate di magra si aggirano tra i 20 e i 30 l/s, mentre in piena si raggiunge anche 1 m3/s. Il potenziale massimo di carsificazione si aggira attorno ai 700 m di dislivello. La sorgente del complesso C1-Regioso ha permesso di esplorare una rilevante parte (oltre 6 chilometri) della rete carsica che costituisce questo sistema. L'abisso C1 si può considerare come un ramo fossile in quanto la sua zona di assorbimento è stata sezionata dall'erosione glaciale, mentre il Ramo della Cascata, il Ramo della Frana e il Ramo Niagara Road rappresentano i principali collettori affluenti del Regioso, le cui esplorazioni sono interrotte in genere da grosse frane o lunghi camini. Dalle zone di assorbimento, invece, nessuna cavità è riuscita ancora a raggiungere i collettori inferiori e ad esclusione dei pozzi C10 e R-5, le altre grotte presentano sviluppi piuttosto modesti. La circolazione d'aria fa ben sperare; sia i pozzi del Regioso che quelli di C1 e C10 si comportano da bocche inferiori del sistema aspirando nei periodi freddi una notevole quantità d'aria. Dagli ingressi alti, localizzati lungo la dorsale principale, non si è ancora riusciti ad entrare a causa delle frane e delle strettoie iniziali.","","2022-02-07 08:58:39","","","","Sist_regioso.png","Davide Barberis","Sistema del Regioso","CC BY-SA 4.0","","","7","","","","","","","","","","","","","","REGIOSO" "5","","","","","ARMETTA","6441","742","PI204,PI227,PI228,PI284,PI3427,PI3428","L'area è compresa tra i ripidissimi versanti nord della dorsale Armetta-Dubasso e gli acclivi versanti sud della Val Pennavaire, racchiusa tra i contatti impermeabili dei conglomerati quarzosi del Verrucano e delle quarziti di Ponte di Nava del Trias Inferiore. Il sistema carsico si sviluppa nella serie carbonatica del Brianzonese Ligure, dove, a copertura del succitato basamento impermeabile, è possibile trovare la serie sedimentaria delle dolomie di San Pietro ai Monti (trias Medio Anisico-Ladinico), i calcari della Val Tanarello (calcari giurassici del Malm) e gli scisti calcarei e calcarei-arenacei cretaceo-eocenici, costituenti la Formazione di Caprauna. La zona di assorbimento è localizzata tra i vasti pianori del versante sud-occidentale del massiccio dell'Armetta, del pianoro La Gandia, del Pian del Colle e delle conche del Cartei da Colla e di San Bartolomeo. Poi degrada dolcemente verso SE, sino al contatto impermeabile con il Monte Dubasso. L'emergenza del sistema è costituita dalla sorgente della Taramburla, tributaria del torrente Pennavaire, come risultò da un tracciamento con colorante, che evidenziò tempi di percorrenza di circa sessanta ore (Calandri & Forneris, 2003). ","","2020-12-31 12:07:15","","","","","","Sistema della Taramburla","","","","191,7","","","","","","","","","","","","","","TARAMBURLA" "22","","","","","SAVINO_RIVOERA","5108","290","PI94,PI95,PI111,PI114,PI115","Il sistema dei Galliani si posiziona sullo spartiacque tra la Val Casotto e la Valle del Roburentello ed è raggiungibile dalla frazione di Serra di Pamparato, seguendo una carrareccia che, passando sopra case Cattini, conduce a Torre Mondovì. Il carsismo qui è di tipo coperto, con ampie doline e scarsi affioramenti rocciosi. Del sistema sono noti una buona parte della zona di assorbimento ed un tratto significativo del collettore, grazie all'esplorazione delle due principali cavità: la Tana dell'Orso e la Tana delle Turbiglie. La Tana delle Turbiglie (quota 983 m) rappresenta presumibilmente l'estremità orientale del sistema drenante. Le acque raccolte nella grotta confluiscono, tramite un tratto sifonante per ora inesplorato, nel sifone posto a monte del collettore principale della vicina Tana dell'Orso. In questa cavità si può seguire il collettore per quasi 700 m, lungo una splendida forra, in cui confluiscono diversi affluenti più o meno attivi ed intorno alla quale sono stati esplorati notevoli ambienti fossili. Dal sifone a valle, circa un chilometro di zona sconosciuta separa la Tana dell'Orso dalla Grotta dei Galliani o Tana delle Fontanelle (sviluppo di circa 200 m), grotticella di risorgenza, a quota 785 m. Le due grotte principali si aprono nei calcari dolomitici appartenenti alla Zona Piemontese. In entrambe si riconoscono fratture con orientazioni preferenziali, circa NW-SE, visibili anche all'esterno. A queste si associano altri due sistemi minori più difficilmente riconoscibili, orientati N-S e NE-SW. La genesi delle due cavità è dovuta a fattori strutturali essenzialmente differenti. L'origine delle Turbiglie è legata a sistemi di fratturazione essenzialmente verticali, mentre la Tana dell'Orso ha come elemento speleogenetico essenziale, almeno nella parte iniziale del vecchio ingresso, una discontinuità planare, inclinata di circa 45° verso W-SW. La morfologia è caratteristica: si presenta, infatti, come un condotto, fortemente inclinato, più o meno modificato dalla successiva azione chimico-fisica dell'acqua.","2020-06-24 11:42:28","2021-12-11 15:36:06","","","davide","Interno-esterno Sistema dei Galliani.jpg","A. Eusebio","Sistema dei Galliani","CC BY 4.0","","","108,7","","","","","","","","","","","","","","GALLIANI" "1","","","","","CAUDANO","3440","37","PI121,PI122","Il sistema idrologico è alimentato dalle perdite in subalveo di due piccoli corsi d'acqua: il rio Serra ed il rio Gavot, che defluiscono lungo i versanti settentrionali del Monte Moro, dove affiorano le rocce impermeabili del basamento. In prossimità del contatto tettonico con le rocce carbonatiche, si verificano perdite parziali o totali del flusso idrico (a seconda delle condizioni meteorologiche dell'area) che vanno ad alimentare i due corsi d'acqua sotterranei. Le acque seguono poi le gallerie attive del piano inferiore della cavità e ritornano alla luce dall'ingresso inferiore. Gli ingressi noti della Grotta del Caudano funzionano da bocche inferiori, l'aria segue poi le gallerie attive e si perde in prossimità del fondo principale. In tale settore sono stati ritrovati, dai primi esploratori, i resti di un cinghiale, probabilmente entrato da un ingresso ora chiuso e localizzato nella porzione orientale dell'area in esame. In questa zona, in superficie, sono presenti piccole doline e depressioni, in parte interessate dall'attività estrattiva del marmo ed ora parzialmente colmate dai detriti di lavorazione. Il potenziale di carsificazione, tra la dorsale di Cima Colletto e la sorgente, raggiunge un dislivello di circa 120 m. ","","2020-12-31 12:07:42","","","","","","Sistema del Caudano","","","","7","","","","","","","","","","","","","","CAUDANO" "25","","","","","CRISSOLO_ONCINO","3100","205","PI1001","","2020-11-30 13:53:35","2020-12-31 12:05:31","","","davide","","","Sistema di Rio Martino","","","","","","","","","","","","","","","","","","RIO_MARTINO" "26","","","","","ARTESINERA_PRATO_NEVOSO","3054","681","PI108,PI153,PI154,PI194,PI195,PI936,PI937,PI967,PI968,PI3002,PI3020","Il sistema carsico di Bossea è stato studiato sin dall'inizio degli anni '80 attraverso l'installazione di una importante stazione scientifica per il monitoraggio idrogeologico ed ambientale. L'area di assorbimento del sistema, compresa tra gli 800 e i 1700 m di quota, è localizzata tra la Val Corsaglia e la Valle Maudagna ed è caratterizzata da un carso mediamente coperto da depositi eluvio-colluviali, con una serie di valloni assorbenti (rio di Roccia Bianca e rio Bertino), con portate piuttosto modeste e variabili a seconda delle condizioni meteorologiche. L'area ha una dimensione di 2,8 km2 ed è costituita da una stretta fascia di calcari e calcari dolomitici, limitata dalle rocce del basamento metamorfico (quarziti e porfiroidi) attraverso una serie di contatti tettonici sub-verticali, con orientazione EW. li limite occidentale della struttura è individuabile in corrispondenza di un'importante depressione tettonico-carsica, in prossimità della stazione sciistica di Prato Nevoso, in alta Valle Maudagna. L'area di ricarica del sistema comprende, inoltre, una serie di piccoli valloni, impostati sulle rocce del basamento di ridotta permeabilità, che verso valle presentano perdite del flusso superficiale, in corrispondenza del contatto con le rocce carbonatiche. L'alimentazione dell'intero sistema di conseguenza è fornita, oltre che dagli apporti diretti pluvio-nivali, anche dalle infiltrazioni in subalveo del rio di Roccia Bianca e del rio Bertino. Le colorazioni effettuate in questi rii hanno evidenziato tempi di arrivo del tracciante nel collettore della Grotta di Bossea compresi tra 2 e 5 giorni, strettamente condizionati dalle condizioni idrodinamiche del sistema. Le acque che attraversano la cavità ritornano alla luce in corrispondenza di numerose polle prossime all'alveo del torrente Corsaglia, ad una quota di 800 m s.l.m.","2020-12-05 17:04:02","2021-03-31 21:38:27","","","davide","","","Sistema di Bossea","","","","7","","","","","","","","","","","","","","BOSSEA" "37","","","","","ORNAVASSO","2291","211","PI2730,PI2758","","2020-12-27 11:34:23","2021-03-31 21:35:21","","","davide","","","Sistema di Ornavasso","","","","","","","","","","","","","","","","","","ORNAVASSO" "2","","","","","BIECAI_SERPENTERA","2180","349","PI157,PI158,PI159,PI572,PI573,PI574,PI1850,PI1851,PI1852,PI1853,PI1854,PI1855,PI3376,PI3451","La zona del Lago delle Moglie (o Moie secondo il dialetto locale) è formata da una conca di origine glaciale circondata da una corona di rilievi situati ad una quota compresa tra i 2000 ed i 2360 metri lungo la dorsale nord-occidentale Marguareis - Cima di S. Lorenzo - Cima Cars. Procedendo da ovest verso est troviamo una fascia a campi solcati, formata da calcari di diverse formazioni mesozoiche ad una quota compresa tra i 2300 ed i 2100 metri, fortemente modellata dall'azione glaciale e caratterizzata dalla presenza di alcuni profondi pozzi a neve. La parte centrale della conca prativa, in cui è presente l'invaso perenne del Lago delle Moglie, forma una sorta di piana alluvionale ed è costellata da innumerevoli inghiottitoi. Alla sua estremità orientale troviamo infine un netto cambio di pendenza dei versanti, i quali precipitano rapidamente verso il fondovalle presentando pareti verticali ed evidenti fenomeni di fratturazione, sviluppati principalmente lungo l'asse NNE, che danno origine a diverse cavità di origine tettonica. ","","2021-12-11 15:31:46","","","","","","Sistema di Pian Marchis","","","","7","","","","","","","","","","","","","","PIAN_MARCHIS" "29","","","","","MONDOLE","2060","390","PI98,PI869,PI3037,PI3172","A valle della zona sorgiva delle Scalette si estende una limitata ma interessante area carsica, a partire dalla zona del rifugio Balma, fino al centro turistico di Artesina, dove sono ubicate due sorgenti emergenti attraverso depositi detritici, che alimentano il torrente Maudagna. L'area di alimentazione è caratterizzata da alcuni rilievi (Le Trucche, Costa Losera, Costa Bella) con numerose doline, anche di grosse dimensioni, separati da valloni assorbenti. Questi rii, alimentati dalle sorgenti del sistema precedente, presentano in genere portate molto esigue, le cui acque si perdono progressivamente in diversi inghiottitoi, generalmente ostruiti da detriti. Fa eccezione il Pozzo Totigno, breve cavità di una quarantina di metri di profondità con discreta corrente d'aria, che assorbe le acque ruscellanti durante i periodi più piovosi. Le acque assorbite in tutto questo settore vanno, come già detto, ad alimentare le sorgenti di Artesina, costituite da due emergenze principali: la più alta in quota, captata ad uso potabile, è risultata positiva, dopo sole 20 ore, ad una colorazione eseguita nell'Abisso Dolly; la seconda, con una portata maggiore, ubicata un centinaio di metri più in basso (a quota 1300 m), costituisce il principale punto di alimentazione del torrente Maudagna. li potenziale massimo di carsificazione raggiunge quasi i 500 m.","2020-12-05 17:25:29","2021-12-11 15:29:54","","","davide","","","Sistema di Artesina","","","","7","","","","","","","","","","","","","","ARTESINA" "24","","","","","ROCCA_BRUSETTI","1724","246","PI33,PI3356,PI3357,PI3613","","2020-11-15 15:45:32","2021-12-11 15:29:00","","","davide","","","Sistema di Costacalda","","","","","","","","","","","","","","","","","","COSTACALDA" "50","","","","","ROCCA_MASSIOLA_SAMBUGHETTO","1347","124","PI2501,PI2536,PI2537","","2021-01-16 10:48:31","2021-12-11 15:28:28","","","davide","","","Sistema dell'Intaglio","","","","","","","","","","","","","","","","","","INTAGLIO" "32","","","","","MIRAUDA_BABAN","1160","1047","PI105,PI220,PI225,PI250","I versanti sud-orientali della Labiaia Mirauda sembrano costituire l'area di alimentazione del sistema delle Camoscere, estesa cavità-sorgente ubicata in sinistra idrografica della Valle Pesio, all'altezza di Pian delle Gorre, la cui portata idrica ordinaria è di pochi l/s. In questo settore sono poche le cavità conosciute, ad eccezione del Pozzo del Frate (-20 m) e del Pozzo delle Camoscere. Quasi del tutto inesplorati risultano essere gli scoscesi pendii settentrionali della Mirauda ed i versanti occidentali di Cima Jurin, dove non è da escludersi la presenza di interessanti cavità. ","2020-12-05 17:50:04","2020-12-31 12:06:15","","","davide","","","Sistema delle Camoscere","","","","7","","","","","","","","","","","","","","CAMOSCERE" "35","","","","","MUSSIGLIONE","1005","105","PI116","Il sistema è conosciuto grazie all'unica cavità degna di nota presente, il Garb del Mussiglione. La grotta è percorsa da un torrente che termina su un condotto sifonante posto a breve distanza dalla sorgente.","2020-12-06 14:04:25","2020-12-31 12:07:34","","","davide","","","Sistema del Bric di Mezzodì","","","","","","","","","","","","","","","","","","BRIC_MEZZODI" "31","","","","","MIRAUDA_BABAN","960","608","PI188,PI777,PI778,PI779,PI780,PI781,PI782,PI783,PI784,PI785,PI786,PI787,PI788,PI789,PI790,PI791,PI792,PI794,PI949,PI3458","L'area assorbente principale è costituita da una serie di pianori erbosi ubicati sui bordi della lunga dorsale tra Jurin e Mirauda, dove sono presenti numerosi inghiottitoi, che assorbono le acque di ruscellamento superficiali provenienti dai depositi flisciodi affioranti nei settori di cresta. Scendendo sia verso la Valle Pesio che verso la Valle Vermenagna, la morfologia dei pendii diventa molto più acclive con numerose balze di rocce carbonatiche, intervallate da ripide cenge erbose. Le acque assorbite in questi settori si dirigono prevalentemente verso la Barmassa (o Gorgiassa), interessante cavità-sorgente caratterizzata da una notevole circolazione d'aria, a quota 1520 m, in alta Valle Almellina, in destra orografica della Valle Vermenagna. La cavità presenta, nei periodi di magra, portate intorno ai 15-20 l/s, mentre in piena supera abbondantemente anche 1 m3/s. li potenziale di carsificazione di questo massiccio si aggira intorno ai 600 m di dislivello. Le cavità principali di questo settore sono caratterizzate da una discreta circolazione d'aria, ma non raggiungono profondità elevate: la più estesa è Matajur (-205 m). Gli abissi Miranca, Mir-1 (o inghiottitoio della Mirauda), l'Abissotto della Mirauda presentano dislivelli minori e si arrestano su strettoie attive potenzialmente allargabili. Molto interessanti sono anche le cavità ubicate nel settore del Bric Bassa del Carbone (abissi Angela e Bab 2), sovrastanti le sorgenti del Pesio e che hanno una attribuzione incerta. ","2020-12-05 17:46:55","2020-12-31 12:06:09","","","davide","","","Sistema della Barmassa","","","","7","","","","","","","","","","","","","","BARMASSA" "30","","","","","MONDOLE","955","189","PI102,PI870,PI871","L'area di assorbimento di questo sistema interessa principalmente il massiccio del monte Mondolé. La morfologia nei versanti sud è piuttosto dolce con pendii erbosi costellati da numerose doline assorbenti e spaccature tettoniche poco profonde, mentre il versante nord è piuttosto scosceso con pareti e ripidi canaloni. Centocinquanta metri sotto la cima si trova una profonda depressione, il bacino del Mondolé, con un diametro di un centinaio di metri ed una profondità di circa 60 m, occupata al fondo da un piccolo nevaio fino ad estate inoltrata. Sui bordi di tale depressione si aprono due pozzi profondi orca 100 m, parzialmente colmi di neve e ghiaccio, mentre 200 m più in basso si trova l'ingresso di una cavità, la Balma ghiacciata del Mondolé, caratterizzata da una notevole circolazione d'aria e da depositi di ghiaccio, che si conservano fino alla stagione estiva. Le morfologie qui presenti, con ampi tratti a pieno carico, suggeriscono che tale cavità costituisce un relitto di un esteso sistema, ormai in parte smantellato. Intorno ai 1880 m di quota è presente una sene di sorgenti, emergenti da detriti e rocce fratturate, distribuita lungo una estesa fascia di rocce scistose. Il potenziale massimo di carsificazione è pari a circa 500 m di dislivello. ","2020-12-05 17:30:05","2020-12-31 12:07:57","","","davide","","","Sistema delle Scalette","","","","7","","","","","","","","","","","","","","SCALETTE" "36","","","","","PUGNETTO","897","112","PI1501,PI1502,PI1503,PI1504,PI1760","","2020-12-06 19:45:24","2020-12-31 12:05:59","","","davide","","","Sistema del Pugnetto","","","","","","","","","","","","","","","","","","PUGNETTO" "34","","","","","MUSSIGLIONE","700","36","PI288","L'unica cavità conosciuta in questo sistema è la grotta della Volpe, percorsa da un piccolo rio che termina in profondi sifoni, esplorati dagli speleologi belgi. Le acque di questa cavità potrebbero provenire da perdite in subalveo del torrente Casotto o dei suoi affluenti secondari, nell'area poco a valle della località Sabbionere.","2020-12-06 14:01:37","2020-12-31 12:07:38","","","davide","","","Sistema della Volpe","","","","7","","","","","","","","","","","","","","VOLPE" "33","","","","","MUSSIGLIONE","487","185","PI43,PI3439","Il sistema ha portate in magra superiori a 15-20 l/s, che emergono da una serie di sorgenti nei pressi del Gias del Roccassone. Le acque di queste emergenze confluiscono poi nel torrente Casotto. In questo settore erano conosciuti unicamente una serie di pozzetti con notevole circolazione d'aria, che funzionano da ingressi bassi, ma nel 2019 lo Speleo Club Tanaro è riuscito ad accedere ad una grotta costituita da una serie di gallerie orizzontali poco sopra la sorgente, la grotta Fontalupo.","2020-12-06 13:57:37","2021-02-26 18:05:28","","","davide","","","Sistema dei Fontanazzi","","","","7","","","","","","","","","","","","","","FONTANAZZI" "38","","","","","POJALA","426","103","PI2510,PI2519","","2020-12-28 13:49:24","2020-12-31 12:05:04","","","davide","","","Sistema del Pojala","","","","","","","","","","","","","","","","","","POJALA" "45","","","","","MORBELLO","357","13","PI4,PI5,PI6","","2021-01-02 11:36:32","2021-12-11 15:25:49","","","davide","","","Sistema di Morbello","","","","","","","","","","","","","","","","","","MORBELLO" "52","","","","","LANGHE_ROERO","282","25","PI24,PI25,PI26,PI1887","","2021-12-11 14:36:26","2022-07-16 18:54:13","","","davide","","","Sistema di Meane","","","","","","","","","","","","","","","","","","MEANE" "46","","","","","SAVINO_RIVOERA","250","40","PI3065","","2021-01-02 12:13:53","2021-12-11 15:23:58","","","davide","","","Sistema della Doce","","","","","","","","","","","","","","","","","","DOCE" "51","","","","","CRISSOLO_ONCINO","200","0","PI1381","","2021-11-09 14:52:52","2021-12-11 15:23:12","","","davide","","","Sistema Alpetto-Bulè","","","","180","","","","","","","","","","","","","","ALPETTO" "41","","","","","BUSSAIA","135","5","PI1004","","2021-01-02 11:16:41","2021-12-11 15:22:51","","","davide","","","Sistema del Bandito","","","","","","","","","","","","","","","","","","BANDITO" "40","","","","","BUSSAIA","133","12","PI1005","","2021-01-02 11:16:12","2021-12-11 15:22:01","","","davide","","","Sistema della Dragonera","","","","","","","","","","","","","","","","","","DRAGONERA" "48","","","","","SAVINO_RIVOERA","115","12","PI3014","","2021-01-02 12:21:43","2021-12-11 15:21:36","","","davide","","","Sistema Prato","","","","","","","","","","","","","","","","","","PRATO" "28","","","","","ARTESINERA_PRATO_NEVOSO","67","330","PI175,PI3021,PI3022,PI3023,PI3024,PI3025,PI3026","","2020-12-05 17:19:51","2020-12-31 12:08:33","","","davide","","","Sistema del Bergamino","","","","","","","","","","","","","","","","","","BERGAMINO" "39","","","","","ALTOPIANI_STURA_MAIRA","13","9","PI1036","In corrispondenza della testata della Val Maira, in prossimità del confine con il territorio francese, è presente una vasta area carsica che alimenta le sorgenti del Maira che costituiscono, con una portata media di 800 l/s, uno dei principali fronti sorgivi della regione Piemonte. Il gruppo sorgentizio è costituito da numerose polle, la principale delle quali è ubicata a quota 1645 m s.l.m., presso una vasta pineta poco a monte del paese di Saretto. Le acque vengono alla luce in corrispondenza di depositi morenici, in parte cementati da potenti depositi travertinosi, che ricoprono l'ammasso carbonatico. La vasta area carsica che alimenta questo sistema comprende una lunga catena montuosa che si estende da Rocca Bianca (3021 m) e Monte Viraysse (2838 m) verso sud-est, comprendendo l'intero settore dell'Auto Vallonasso-Monte Freid (2750 m) e, oltrepassando il vallone di Pratorotondo, si estende fino alla dorsale di monte Cassorso (2776 m) e Rocca la Meya (2831 m). L'ammasso carbonatico, formato da un impilamento di più unità tettoniche corrispondenti alle falde di scollamento della Zona Brianzonese, è lateralmente confinato dalle rocce del basamento impermeabile, in corrispondenza di una serie di importanti lineazioni tettoniche che condizionano la circolazione profonda delle acque, convogliandole verso il punto più depresso dell'intera struttura, dove sono ubicate le sorgenti. Il potenziale teorico di carsificazione supera quindi ampiamente i 1000 m di dislivello. Nell'area di alimentazione, numerosi sono i valloni assorbenti e le conche endoreiche che, in genere, ospitano dei piccoli invasi come il lago Visaisa, il lago d'Apzoi o il lago di Viraysse. Altrettanto arealmente estesi sono i depositi detritici di versante ed i depositi morenici, principalmente legati alla estrema fratturazione dell'ammasso roccioso, che condiziona anche l'assenza delle diverse microforme di corrosione. Sicuramente questo settore rappresenta uno dei più interessanti esempi piemontesi di carso di alta quota a ridotta carsificazione. Nell'intera area non sono conosciute cavità di una certa importanza, non per mancanza di prospezioni ma, probabilmente, per assenza di reticoli carsici evoluti. L'estrema fratturazione dell'ammasso roccioso, infatti, avrebbe condizionato la formazione di importanti collettori carsici, la cui mancanza è supportata anche dai dati relativi alla situazione idrogeologica e geochimica delle acque. Gli studi effettuati dal Politecnico di Torino evidenziano, infatti, un regime delle sorgenti poco variabile, con mancanza di piene molto pronunciate e quindi con una circolazione molto lenta, tipica dei sistemi privi di importanti vie di drenaggio. I lunghi tempi di residenza delle acque sotterranee sono indicati anche dalla loro elevata mineralizzazione e temperatura, che raggiunge un valore intorno ai 7 °C Anche le analisi isotopiche condotte sulle acque sorgive dall'Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa indicano tempi di permanenza in acquifero superiori ai 10 anni. Un test con tracciante (5 kg di fluoresceina) eseguito nel 1991, in un piccolo inghiottitoio ubicato a meno di un chilometro dalle sorgenti presso il lago Visaisa, aveva dato esito negativo, dopo due mesi di controlli, a conferma delle ridottissime velocità del flusso sotterraneo.","2021-01-02 11:13:17","2021-12-11 15:20:49","","","davide","","","Sistema del Maira","","","","7","","","","","","","","","","","","","","MAIRA" "42","","","","","","0","0","","","2021-01-02 11:20:46","2021-01-02 11:20:46","","","davide","","","Sistema di Beinette","","","","","","","","","","","","","","","","","","BEINETTE" "43","","","","","VAL_GRANDE_PALANFRE","0","0","","","2021-01-02 11:24:41","2021-01-02 11:24:41","","","davide","","","Sistema di San Macario","","","","","","","","","","","","","","","","","","SAN_MACARIO" "44","","","","","VAL_GRANDE_PALANFRE","0","0","","","2021-01-02 11:25:37","2021-01-02 11:25:37","","","davide","","","Sistema degli Alberghi","","","","","","","","","","","","","","","","","","ALBERGHI" "47","","","","","SAVINO_RIVOERA","0","0","","","2021-01-02 12:14:25","2021-01-02 12:14:25","","","davide","","","Sistema di Roà de Volpi","","","","","","","","","","","","","","","","","","ROA_DE_VOLPI" "49","","","","","MARGUAREIS_PIAN_BALLAUR_SALINE","0","0","","Le conoscenze speleologiche di questo sistema sono molto scarse a causa della totale assenza di cavità nell'area di alimentazione. Il settore in esame si estende a partire dalle sorgenti della Soma, ubicate a quota 1580 m s.l.m., circa 150 m al di sopra del paese di Carnino e si sviluppa verso i pendii meridionali di Punta Arpetti - Cima delle Saline. Le portate di questa sorgente, le cui acque vengono alla luce in corrispondenza di un'ampia zona detritica, non sono elevate, raggiungendo in magra un valore intorno ai 10-20 l/s e sono caratterizzate da un andamento temporale molto più regolare rispetto a quello di classici sistemi a carsificazione evoluta. Anche se non si può escludere la presenza di qualche interessante cavità nell'area di alimentazione, è probabile che la circolazione sotterranea di questo sistema sia prevalentemente impostata su un reticolo di fratture poco carsificato. Il Capello, in seguito alle prime esplorazioni a Piaggia Bella, ipotizzava che le acque circolanti in questo sistema carsico finissero alle sorgenti della Soma, tesi poi smentita dai successivi test con traccianti","2021-01-02 13:39:48","2021-01-02 13:39:48","","","davide","","","Sistema della Soma","","","","7","","","","","","","","","","","","","","SOMA"