Vallo Alpino

Dimensioni
Rilievi
Opere difensive realizzate sull'arco Alpino occidentale tra il 1930 e il 1943
Descrizione
STORIA
Dopo la prima guerra mondiale in tutta Europa ci si rende conto che le vecchie difese ottocentesche, basate su grandi forti in pietra, isolati fra loro e interamente esposti al fuoco nemico, non sono in grado di far fronte all'evoluzione tecnologica degli armamenti (artiglierie più potenti, carri armati, aviazione) e nascono così fra la fine degli anni '20 e gli anni '30 grandi linee difensive per sbarrare con continuità i confini con robuste fortificazioni in gran parte sotterranee con solamente le postazioni d'arma, ben protette da potenti coperture di calcestruzzo, esposte al fuoco nemico (linea Maginot in Francia, linea Siegfried in Germania, linea Stalin in Russia, etc.).
In Italia, a parte ristretti interventi negli anni '20 su alcune direttrici principali, un piano organico per una linea continua di difesa col nome di Vallo Alpino del Littorio vede la luce nel 1931 con la "Circolare 200", che prevede principalmente una linea di difesa sul confine o su una linea di difesa più arretrata ove questa risulti meglio difendibile, organizzata in fascie contigue costituite da una serie di opere in sotterraneo armate di mitragliatrici e cannoni anticarro, da una linea di batterie campali all'esterno corredate da ricoveri per artiglierie e soldati e riservette per munizioni, e un'ulteriore linea per le truppe di rinforzo, da attivare solo in caso di necessità. Il tutto da realizzare principalmente lungo le principali linee di possibili attacchi e con un abbozzo di seconda linea di difesa.
Nel 1938 esce una seconda direttiva (circolare 7000) per colmare i buchi della linea di difesa (soprattutto nei valichi minori e nei luoghi più impervi) con piccole opere in calcestruzzo, realizzabili pressochè in serie a basso costo e collocabili esternamente senza scavi in caverna (quindi di nessun interesse speleologico).
L'anno seguente ci si rende conto della fragilità di queste difese, troppo sottili e prive di copertura alle spalle, e alla fine del 1939 esce la Circolare 15.000 con un ripensamento generale della struttura del Vallo. Si pensa innanzitutto a opere più grandi, in grado di resistere in autonomia per tempi abbastanza lunghi, e ad una articolazione su più linee difensive (almeno due, più spesso tre) in grado di trattenere il nemico nelle valli abbastanza a lungo da consentire l'afflusso di truppe di rinforzo per bloccarlo prima che potesse dilagare nelle pianure. Ma l'inizio della guerra, con l'aggravarsi dei problemi già cronici di finanze e di carenza di materiali, rallenta i lavori che si arresteranno definitivamente all'inizio del 1943 lasciando incompiute o neppure iniziate gran parte delle opere soprattutto della terza linea difensiva.
Dopo la guerra, sulla base del Trattato di Pace di Parigi del 1947 (art. 47) l'Italia fu obbligata a demolire tutte le opere entro i 20 km dalla nuova frontiera, per cui oggi gran parte delle opere della prima linea rimaste in territorio italiano non sono più agibili.
STRUTTURA
Il Vallo Alpino si divide in Occidentale, al confine con la Francia, Centrale al confine con Svizzera e Austria, e Orientale al confine con ka Jugoslavia.
Il Vallo Alpino Occidentale è organizzato in una struttura ad albero suddivisa in Settori, Sottosettori, Gruppi e Caposaldi, questi ultimi comprendenti ciascuno un certo numero di opere.
I settori che interessano il Piemonte e la Valle d'Aosta (per i quali rimandiamo alle apposite schede di dettaglio), sono:
- Settore II - Alta Roja-Gessi
- Settore III - Stura
- Settore IV - Maira-Po
- Settore VI - Pellice-Germanasca
- Settore VII - Monginevro
- Settore VIII - Bardonecchia
- Settore IX - Moncenisio
- Sottosettore autonomo Levanna
- Settore X - Baltea
Data inserimento
2025-10-08 15:22:39
Data ultimo aggiornamento
2025-11-09 18:38:44

Cavità conosciute in quest'area: 1


CAPI668 SCAVO PRESSO CASEMETTA MURENZ wgs84: 44.3481937N 7.0073808E Q.

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