CAPI602
EREMO IPOGEO DEL FORTE DI CEVA
Regione
PIEMONTE
Provincia
CN
Comune
CEVA
Località
FORTE DI CEVA
Epoca
età medievale 476 d.C. - 1492
Tipologie
Categoria
cavità scavata nel sottosuolo (scavo in parete o a pozzo)
Litologia ingresso
Concrezionamenti
Assenti
Grado di artificialità
oltre 50%
Dimensioni
Sviluppo reale
84
Dislivello negativo
5
Dislivello totale
5
Posizione dell'ingresso
Latitudine
4915705
Longitudine
423394
Tipo di coordinate
UTM WGS84 32T
Quota GPS
513
Valutazione dato
GPS Garmin
Posizione verificata sul campo da
Michelangelo Chesta
Data ultima verifica sul campo
06/07/2025 00:00:00
Riferimenti a censimenti speciali
Cavità archeologica
Si
Inquinamento
No
Cavità chiusa
Si
Note di accesso alla cavità
La cavità si trova all'interno di una proprietà privata e la porta d'ingresso al sotterraneo è chiusa. Nelle domeniche dei mesi estivi il sito del Forte viene aperto alle visite (libere o guidate) e l'Eremo è incluso nel percorso di visita.
Pericolosità
Nessun pericolo
Stato di conservazione
buono
Staticità
ottima
Andamento
IN LEGGERA DISCESA
Descrizione
La cavità è costituita da una serie di vani, collegati fra loro da tratti di corridoio e porte di comunicazione.
Dalla porta di ingresso una breve scalinata immette nel corridoio principale. Subito a destra un muro in laterizio con porta, probabilmente aggiunto nell'800, dà accesso al vano A, il più recente, scavato ad uso militare (magazzino o polveriera).
Poco oltre un altro muro in laterizio analogo al precedente dà accesso al vano B, una cappella a croce latina con transetto poco pronunciato, probabilmente l'antica cappella della Madonna della Guardia citata negli scarni documenti storici.
Proseguendo sempre sulla destra si apre un modesto slargo (vano D) corrispondente ad un'altra modestissima cappella.
Il corridoio sbuca poi nell'ambiente principale (vano E) che costituiva uno spazio di raccordo fra l'ingresso antico sulla sinistra (l'attuale vetrata affacciata su Ceva), la cappella sulla destra (quella meglio conservata dell'intero complesso), e i vicini ambienti F e G che all'epoca si aprivano direttamente su questo ambiente con ampie arcate aperte. Attualmente le arcate verso l'ambiente G sono completamente murate, mentre quella verso il vano F è stata chiusa lasciando solo una porta d'accesso.
Si prosegue in un breve corridoio (realizzato per sostituire l'accesso diretto dal vano E al vano G all'epoca in cui questo fu murato) che si sdoppia quasi subito, a sinistra verso una porta (chiusa) che dà accesso a un piccolo terrazzo affacciato su Ceva, a destra verso l'ampio vano G, dal quale si accede poi al vano H. In quest'ultimo una porta attualmente chiusa immette sullo stesso terrazzo accessibile dal corridoio.
Dalla porta di ingresso una breve scalinata immette nel corridoio principale. Subito a destra un muro in laterizio con porta, probabilmente aggiunto nell'800, dà accesso al vano A, il più recente, scavato ad uso militare (magazzino o polveriera).
Poco oltre un altro muro in laterizio analogo al precedente dà accesso al vano B, una cappella a croce latina con transetto poco pronunciato, probabilmente l'antica cappella della Madonna della Guardia citata negli scarni documenti storici.
Proseguendo sempre sulla destra si apre un modesto slargo (vano D) corrispondente ad un'altra modestissima cappella.
Il corridoio sbuca poi nell'ambiente principale (vano E) che costituiva uno spazio di raccordo fra l'ingresso antico sulla sinistra (l'attuale vetrata affacciata su Ceva), la cappella sulla destra (quella meglio conservata dell'intero complesso), e i vicini ambienti F e G che all'epoca si aprivano direttamente su questo ambiente con ampie arcate aperte. Attualmente le arcate verso l'ambiente G sono completamente murate, mentre quella verso il vano F è stata chiusa lasciando solo una porta d'accesso.
Si prosegue in un breve corridoio (realizzato per sostituire l'accesso diretto dal vano E al vano G all'epoca in cui questo fu murato) che si sdoppia quasi subito, a sinistra verso una porta (chiusa) che dà accesso a un piccolo terrazzo affacciato su Ceva, a destra verso l'ampio vano G, dal quale si accede poi al vano H. In quest'ultimo una porta attualmente chiusa immette sullo stesso terrazzo accessibile dal corridoio.
Itinerario
La cavità si apre al fondo del percorso di visita del sito del forte, all'estremità sud-est di questo.
Storia
La ricostruzione delle vicende storiche e costruttive del complesso ipogeo risulta difficile a causa della scarsa documentazione, nella quale oltretutto spesso risulta difficile identificare a quale luogo di culto ci si riferisce (nell'area c'erano altri luoghi di culto). L'esame archeologico dei materiali e degli elementi architettonici e pittorici ha consentito agli studiosi, nel corso di recenti lavori di restauro, di fare un po' di luce su queste vicende.
Non si sa quando fu realizzato il primo nucleo del complesso ipogeo, nè se questo fosse scavato a partire da qualche anfratto naturale preesistente o completamente ex novo.
La prima notizia di questi ipogei risale al 1439, all'epoca erano curati da alcuni eremiti presumibilmente legati all'ordine francescano. Una delle cappelle (con ogni probabilità il vano B) era dedicato alla Madonna della Guardia e attirava molti fedeli dal sottostante paese. Le scarne descrizioni e attente considerazioni architettoniche portano gli studiosi a ipotizzare che all'epoca il complesso fosse costituito da due nuclei separati, uno che comprendeva i vani B e D (due cappelle), il secondo i vani E, F (due cappelle) e G e H (alloggi degli eremiti). Dalle vaghe descrizioni dei documenti disponibili si ricava che a quest'epoca i due nuclei erano accessibili tramite un aereo sentierino scavato nella parete rocciosa, con un'interruzione superabile con un asse in legno a scavalcare il vuoto.
Già nella seconda metà del secolo, vista la difficoltà di accesso alla cappella, per venire incontro alla frequentazione dei fedeli, venne costruita all'esterno, sul ripiano sovrastante l'ipogeo, una nuova cappella con la stessa intitolazione, che tuttavia non rimase in uso a lungo. Nel '500 con la costruzione del forte la nuova cappella venne "requisita" ad uso militare e il culto della Madonna della Guardia (e della Madonna Addolorata) tornò al complesso ipogeo. Fu a questo punto che venne realizzato (o completato) il corridoio che oltre ad unire i due nuclei originari consente un accesso al complesso interamente in sotterraneo e con ingresso fuori dalla pericolosa e instabile parete affacciata su Ceva.
A fine '500 - inizio '600 il complesso sotterraneo venne anch'esso "requisito" ad uso del forte, e risale quindi presumibilmente a quest'epoca la realizzazione dell'ultimo ambiente (il vano A) che appare infatti il meno curato e rifinito, con alcuni punti privi di rivestimento murario.
Non si sa quando fu realizzato il primo nucleo del complesso ipogeo, nè se questo fosse scavato a partire da qualche anfratto naturale preesistente o completamente ex novo.
La prima notizia di questi ipogei risale al 1439, all'epoca erano curati da alcuni eremiti presumibilmente legati all'ordine francescano. Una delle cappelle (con ogni probabilità il vano B) era dedicato alla Madonna della Guardia e attirava molti fedeli dal sottostante paese. Le scarne descrizioni e attente considerazioni architettoniche portano gli studiosi a ipotizzare che all'epoca il complesso fosse costituito da due nuclei separati, uno che comprendeva i vani B e D (due cappelle), il secondo i vani E, F (due cappelle) e G e H (alloggi degli eremiti). Dalle vaghe descrizioni dei documenti disponibili si ricava che a quest'epoca i due nuclei erano accessibili tramite un aereo sentierino scavato nella parete rocciosa, con un'interruzione superabile con un asse in legno a scavalcare il vuoto.
Già nella seconda metà del secolo, vista la difficoltà di accesso alla cappella, per venire incontro alla frequentazione dei fedeli, venne costruita all'esterno, sul ripiano sovrastante l'ipogeo, una nuova cappella con la stessa intitolazione, che tuttavia non rimase in uso a lungo. Nel '500 con la costruzione del forte la nuova cappella venne "requisita" ad uso militare e il culto della Madonna della Guardia (e della Madonna Addolorata) tornò al complesso ipogeo. Fu a questo punto che venne realizzato (o completato) il corridoio che oltre ad unire i due nuclei originari consente un accesso al complesso interamente in sotterraneo e con ingresso fuori dalla pericolosa e instabile parete affacciata su Ceva.
A fine '500 - inizio '600 il complesso sotterraneo venne anch'esso "requisito" ad uso del forte, e risale quindi presumibilmente a quest'epoca la realizzazione dell'ultimo ambiente (il vano A) che appare infatti il meno curato e rifinito, con alcuni punti privi di rivestimento murario.
Autori immagine ingresso
Michelangelo Chesta
Licenza immagine ingresso
CC BY-SA 4.0
Bibliografia
| 2021 | Santa Maria della Guardia al forte di Ceva. Rilievi e analisi per romitorio e chiesa sulla Rocca | Luca Finco | Visualizza |
| 2021 | Gli ambienti ipogei del forte di Ceva tra esigenze di culto e adeguamenti militari | Viviana Moretti | Visualizza |
Rilievi cavità
Sigla
CAPI602 EREMO IPOGEO DEL FORTE DI CEVA
Pianta
Data rilievo
2025-07-06
Autore rilievo
Michelangelo Chesta
Rilevatori
M. Chesta, E. Lana
Gruppi speleo
Licenza d'uso
CC BY-SA 4.0
Descrizione rilievo
Un rilievo più preciso e dettagliato si può trovare nell'articolo di Luca Finco indicato in bibliografia.
Foto della cavità
Codeartificial
CAPI602 EREMO IPOGEO DEL FORTE DI CEVA
Corridoio d'accesso
Autore foto
Michelangelo Chesta
Licenza foto
CC BY-SA 4.0
Codeartificial
CAPI602 EREMO IPOGEO DEL FORTE DI CEVA
Cappella dell'Addolorata (vano E)
Autore foto
Michelangelo Chesta
Licenza foto
CC BY-SA 4.0
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