PI616

Abisso Cappa

Regione
PIEMONTE
Provincia
CN
Comune
BRIGA ALTA
Località
CONCA DELLE CARSENE
Area di interesse speleologico
Sistema carsico
Complesso carsico
Dimensioni
Sviluppo reale
24167
Dislivello positivo
52
Dislivello negativo
736
Dislivello totale
788
Posizione dell'ingresso
Latitudine
4892817
Longitudine
392117
Tipo di coordinate
UTM WGS84 32T
Tipo coordinate originali
UTM ED50
Quota GPS
2144
Valutazione dato
Collegato tramite poligonale a punto GPS - Precisione mediocre
Posizione verificata sul campo da
Michelangelo Chesta
Descrizione
DALL'INGRESSO ALLA CONGIUNZIONE CON L'ABISSO DICIOTTO
La grotta prosegue verso est, con un meandro impostato su una faglia, che costituisce la linea di discontinuità principale su cui si sviluppa la prima parte dell'abisso. All'inizio di questo meandro si avverte una leggera corrente d'aria. che aumenterà progressivamente di intensità fino a -135 m.
Seguendo il meandro, dopo circa 20 m, si giunge sulla sommità di un pozzo di 10 m, dalla partenza stretta. Il P10 è seguito da un P20, alla cui base parte una galleria fangosa in salita. Per ritrovare la faglia iniziale, è necessario risalire di circa 6 m, per poi scendere un P24. A questo segue un salto di 8 m, molto stretto, che porta a -90 m, dove si incontra il letto di un ruscello in secca che, dopo un breve salto, sfocia su un P10.
La faglia, a questo punto, diventa un'ampia forra, interrotta da brevi saltini. Il pozzo successivo, profondo 7 m, si può scendere in libera.
A circa 100 metri di profondità, la morfologia cambia sensibilmente: il pavimento della galleria, in forte pendenza, è ingombro di massi. Ancora un pozzo da 8 m, poi la galleria diventa più larga e prosegue a salti. Dietro una curva, si spalanca il pozzo da 180 m. La galleria prosegue salendo verso ovest e, 15 m più avanti, un ruscelletto si infila in una fessura, per precipitare quasi sicuramente nel grande pozzo da 180 m. La galleria prosegue ancora per cento metri.
Il P180, che ha un diametro di circa 10 m, può essere sceso con un unico tiro nel vuoto, ma è stato frazionato per evitare estenuanti attese durante la risalita. La fusione della neve porta al pozzo acqua in abbondanza.
Sul fondo, a -313 m, il pavimento è in piano, ma ingombro di massi enormi, tra i quali si perde un piccolo rivo alimentato dallo stillicidio.
Tra i blocchi, però, un passaggio permette di raggiungere il rigagnolo, che si snoda in una galleria dal percorso regolare, lunga circa 80 m, inframmezzata da grandi marmitte di erosione; infine il rivo si perde tra i massi. Lo si ritrova però in uno stretto budello, superate alcune micidiali strettoie. Il budello prosegue per trenta di metri, stringendosi sempre di più, fino a che un masso incastrato sbarra definitivamente la strada a -345 m: è stata la quota più profonda raggiunta durante le spedizioni del '68.
Tornati alla base del P180, arrampicandosi per una decina di metri sulla parete est, si accede a una galleria alta e stretta, le cui dimensioni vanno ampliandosi una ventina di metri più avanti. Superato un passaggio basso, la galleria (3x2 m) scende verso la sala del campo (nella quale i francesi bivaccavano).
La prosecuzione si trova qualche metro più in alto e si raggiunge tramite una facile arrampicata. Si tratta di un bel meandro, impostato sulla faglia principale, che serpeggia per 80 m di agevole progressione, fino ad un restringimento che dà sulla Galerie des Oursins. La galleria è lunga 40 m e deve il suo nome alle magnifiche concrezioni a forma di riccio di mare, che ne ornano le pareti. L'ambiente si fa via via più caotico e la galleria si arresta di fronte a una fessura impenetrabile, da cui proviene una forte corrente d'aria.
Qualche metro prima della fessura, un passaggio verso l'alto permette di accedere ad una sala di 10x4x10 m. Qui, a ovest, un pozzo da 13 m, molto instabile, dà su uno stretto meandro (La Chienlit) ricco di concrezioni eccentriche, che riporta sulla Galerie des Oursins. Il meandro prosegue ancora stretto e in discesa per chiudere a -335 m.
La via da seguire è il Passaggio Fighiera, che si trova a est, nella sala precedente. Inizia con un pozzo da 7 m, seguito da una strettoia resa transitabile mediante una massiccia disostruzione.
Il passaggio chiave, interessato da una fortissima corrente d'aria, è uno stretto cunicolo che svolta ad angolo retto in direzione NS, ortogonale alla faglia. Una galleria tortuosa e stretta è il condotto principale, che intercetta, perpendicolarmente, un'altra galleria (impostata anch'essa su una faglia) in cui scorre un torrente sotterraneo: è la Rivière Baraja, con una discreta portata.
Il meandro in cui scorre il fiume è molto largo e i capricci dell'acqua obbligano a una progressione in opposizione. Ogni tanto occorre abbandonare la via dell'acqua e cercare la strada tra i blocchi, in alto, in gallerie fossili e franose. In corrispondenza di un piccolo slargo si nota un pozzo ascendente, facilmente arrampicabile, che conduce in una vasta sala di crollo. È la base dell'ultimo pozzo del Diciotto.

I RAMI A MONTE DEL TORRENTE BARAJA
Dalla confluenza Cappa-Baraja, risalendo il corso del fiume, ci si imbatte in una serie di pozze, laghetti e piccole cascate a cui segue un tratto di grotta assai più impegnativo, con passaggi a meandro, alcune strettoie e due arrampicate un po' esposte (ora attrezzate). Un bivio conduce, a destra (sinistra orografica), sotto l'abisso Serge, in direzione SW, dopo circa 200 m di grotta con due pozzetti da IO m, un passaggio in frana delicato e alcuni tratti meandreggianti. Dopo una ventina di metri, si arriva sotto un P12, seguito da una breve galleria e da un P10.
Oltre, in sequenza, si incontrano un P16, un P10 e infine un P3 seguito da un breve meandrino. Le esplorazioni sono interrotte alla base di una nuova risalita di circa 6 m.

DALLA CONGIUNZIONE DICIOTTO-CAPPA AL VECCHIO FONDO
Raggiunto il Cappa dal Denver, si segue la Rivière Baraja.
Il percorso è, in qualche modo, segnalato da pallini rossi e da frecce gialle. Superati alcuni brevi tratti in arrampicata, con stretti passaggi in frana che di volta in volta ritornano sul torrente, a un certo punto si incontra uno sfondamento, in cui precipita l'acqua del Baraja. È l'attacco dei pozzi che portano al vecchio fondo di -662 m (-720 m dall'ingresso dello Straldi).Il primo pozzo misura 12 m ed è interessato da una notevole cascata, che si può evitare, attraversando il salto alla sommità (traverso in loco).
Alla base un piccolo lago riversa la sua acqua in una faglia impenetrabile. Ci si trova di fronte a due passaggi: il primo, in basso, è percorso dal torrente (in periodo di piena, probabilmente si allaga); il secondo, dal pavimento sabbioso e ingombro di massi staccatisi dalla volta, è la via più agevole da seguire. Entrambe le diramazioni si ricongiungono alla sommità di una serie di due P4. Il pozzo successivo, impostato su una faglia, è profondo 20 m ed è seguito da un P10, alla base del quale si ritrova il torrente. Proseguire oltre è impossibile.
Scavalcando il pozzo da 20 m, si intercetta una galleria fossile di l,5x4 m, che torna indietro. Dopo alcuni saltini, un pozzo da 8 m accede ad un'enorme sala. Il pozzo successivo è un P27, a cui seguono un P26 e un P7. Questa serie di verticali altro non è che la parete dell'immensa sala di sopra.
La successione verticale prosegue con due pozzi da 15 e 48 m. Quest'ultimo intercetta la galleria di congiunzione tra Straldi e Cappa. Sotto il P48 parte ancora un P20 che giunge ad un nodo molto importante del complesso. Qui convergono il Ramo d'Ottobre e le gallerie che portano all'attuale fondo. Per andare al vecchio fondo (i francesi hanno raggiunto il torrente una prima volta svariati chilometri più a monte del fondo attuale), si scende ancora il successivo P50, che porta sul ramo attivo.
L'acqua che scende dai pozzi rende il percorso assai disagevole. Si scende ancora lungo una faglia dalle pareti ricoperte di fango, che conduce, dopo una successione di pozzi (12, 19, 8, 18 e 18 m), a un budello sifonante a -662 m. Questo era il fondo del Cappa fino al 1974 (raggiunto la sola volta della prima esplorazione).

DALLA CONGIUNZIONE DICIOTTO-CAPPA ALLA SALA FAVOUIO
Dalla congiunzione tra l'abisso Diciotto e l'abisso Cappa, si segue il Baraja orientandosi con i segni a vernice rossa o gialla, fino ad arrivare al traverso sopra i pozzi del vecchio fondo. Sarà necessario arrampicare più volte tra i blocchi di frana e lasciare il percorso del torrente per poi scendere di nuovo. Giunti al traverso, invece di superare il P12, ci si tiene alti, seguendo le frecce gialle sino a giungere in un'ampia sala di frana in discesa, che porta a una galleria. Di qui parte il Réseau d'Octobre (Ramo d'Ottobre).
Occorre percorrere la galleria a destra tenendosi a mezza altezza sino ad arrivare, dopo una trentina di metri, ad una breve risalita, seguita da un pozzetto che arriva in un'enorme sala e al primo pozzo (P14) di una serie che conduce al fondo. Risalita e pozzetto, entrambi di circa tre metri, possono essere evitati percorrendo un passaggio stretto alla base della risalita.
Tenendosi alti sulla galleria, invece, si può imboccare un condotto laterale, sulla destra, in corrispondenza di un saltino che dà sulla parte bassa della galleria. È un meandro fossile, a sfasciumi che, con un percorso di circa 30-40 m, porta ad una sala di discrete dimensioni. Arrampicando sul fondo della sala, a sinistra, per circa quattro metri, si può imboccare una stretta condotta che, in direzione N, prosegue l'ideale andamento dell'abisso Cappa per circa duecento metri. Il ramo si chiama Voglio una Fidanzata, è stato esplorato nel 1997 ed è intervallato da un pozzo da quindici, circa a metà percorso. Caratteristici i sedimenti della condotta, ciottoli arrotondati cementati in conglomerato. La circolazione d'aria, se non proprio assente, è piuttosto flebile.
Scendendo invece sul P14 a cui si accennava poco fa, un pozzo da 16 conduce in un' ampissima sala in discesa. Verso il fondo le dimensioni della sala si restringono: dopo un saltino di 5 m e un passaggio in frana, si giunge alla sommità di un pozzo in vuoto, della profondità di 20 m. Oltre, la grotta diventa verticale: prima un pozzo da 26 m e una breve galleria con frana, poi una serie di pozzi: P26, P19 e P13.
Alla base dell'ultimo pozzo ci si ritrova in una galleria imponente (4x4 m): a monte si va alla Galerie Zabriskie. Seguendo la galleria verso valle (a destra di chi scende), invece, si attraversa su cengia un enorme pozzo, che sprofonda dal pavimento e, superato un passaggio basso, si giunge al campo francese (sono ancora presenti padelle, immondizia e carburo).
Ci si trova ora nella parte più complessa di questo tratto di grotta: le gallerie di quota 1650-1600 m s.l.m. In generale la regola è di seguire la corrente d'aria: il percorso comprende le gallerie Z, Nere e KB.
Dal campo francese, con facile arrampicata, ci si dirige verso la Galleria Z. Quest'ultima effettua due svolte nette; in corrispondenza della seconda, una galleria affluente arriva da destra. Ai piedi di un saltino di sei metri, la corrente d'aria svanisce: è il bivio Cl. Seguendo la galleria, vadosa e intersecata da diversi condotti, si scavalca un pozzo da 14 m e si giunge ad un altro bivio importante. A destra cominciano le Galeries Noires (Gallerie Nere), la principale delle quali chiude su un sifone di fango ed è interessata da alcuni passaggi stretti.
Qualche metro prima del sifone di fango, sulla destra, arrampicando per un paio di metri, si raggiunge la Galleria KB (freccia in nero). Questa ha un andamento tortuoso e dimensioni quasi mai superiori al metro di diametro; inizia con una condotta in salita quasi verticale.
Dopo un percorso di circa 250 m si sbuca in una galleria più ampia: a destra si va alla Galerie Favouio Aval, mentre alla sinistra alla Galerie Favouio Amont. Per andare alla Sala Favouio si segue la galleria a valle. Superato un sifone fossile, proseguendo per una galleria dal pavimento a grossi blocchi, si giunge di fronte ad una frana in salita. Superati due passaggi stretti tra i massi, dopo pochi metri, si entra nella Sala Favouio, dove è stato allestito il campo base. L'.ambiente è molto grande; in fondo alla sala, un rivolo d'acqua scende da un camino,
risalito parzialmente. La corrente d'aria è forte.

DALLA FINE DEL RAMO D'OTIOBRE ALLA GALERIE ZABRISKIE
Giunti alla base dell'ultimo pozzo del Ramo d'Ottobre (P13) si incontra il piano di gallerie di quota 1650-1600 m. Procedendo verso valle, attraversato un ampio pozzo, si va verso il campo francese. Se invece si segue la direzione opposta, in salita, ci si dirige verso l'imbocco della Galerie Zabriskie. Bisogna risalire in parete per 7-8 m (corda in posto). Se invece di fare la risalita si va avanti diritto, si arriva alla base di un camino molto alto.
Alla sommità della risalita, una galleria si biforca in numerose diramazioni. Procedendo dritto, dopo 20 m, si incontra un grosso pozzo già attrezzato. Se invece si va a destra, inizia una galleria, con pavimento in frana, impostata su un'evidente frattura. Percorrendola, tenendosi alti e sulla destra, si giunge a una risalita di 6 m, al cui termine segue un saltino di 7 m e, poco più in là, un sifone fossile. Superato il sifone ci si innesta in una galleria freatica che dopo pochi metri si biforca. Bisogna seguire la via di destra dove, percorsi una decina di metri, si arriva all'imbocco di una galleria freatica (3x2 m) in salita, con terra sul fondo, che alterna tratti vadosi a tratti freatici. Dopo una decina di metri, la galleria si orizzontalizza e si biforca nuovamente: sulla sinistra si ritorna sul camino. Proseguendo per la via più logica, sempre tenendosi sulla sinistra, dopo 30-40 m, il soffitto della galleria si abbassa e, in corrispondenza di alcuni blocchi, si procede bassi sulla sinistra. Poco dopo, la galleria torna ad essere ampia. Si abbandona la direzione principale in corrispondenza di una frana e la si attraversa, per poi piegare a destra (deviazione a 90°).
Camminando in galleria per circa so m, si giunge, dopo un restringimento, sull'orlo del Pozzo del Pendolo. Dopo altri 60 m di percorso, si giunge a un nuovo bivio. Proseguendo dritti, lungo quella che sembra essere la direzione principale, la galleria continua per una cinquantina di metri e chiude in strettoia. Se si imbocca la galleria di sinistra, quella "giusta", si entra finalmente nella Galerie Zabriskie, che si snoda, per quasi un chilometro, sotto la superficie della Conca delle Carsene, in direzione dell'abisso Valmar. Il percorso è intervallato da numerosi pozzi ancora da scendere e da alcune risalite. Verso la fine della galleria, sulla destra, si apre un grandioso pouo con cascata, ancora da esplorare.
La quota è di 1650 m s.l.m., cinquanta metri più in alto, nella stessa direzione, c'è la galleria che conduce allo Straldi: la Galerie Crepes Suzette. La Zabriskie termina in strettoia, con un pozzo dal fondo impenetrabile.

DA SALA FAVOUIO AL POZZO ESCAMPOBARIOU
Poco prima di arrivare alla Sala Favou10, sulla sinistra della galleria, si scorge un'imboccatura da cui pende una corda. Si sale per circa cinque metri, per poi scendere in libera una serie di saltini, impostati su un'evidente diaclasi. Si giunge così all'intersezione con il Cours Majastre.
A questo punto basta seguire la corrente d'aria in direzione opposta al Cours Majastre e in breve si giunge sulla sommità del Pouo Escampobanou. Poco prima della partenza, sulla destra, salendo c'è un grosso orifizio in cui sembra dirigersi l'aria. Bisogna arrampicare per raggiungerlo e, al momento, nessuno lo ha ancora fatto.
Il pozzo, impostato su una frattura orientata approssimativamente in direzione NS è formato da una sene di salti (P36, P19, P21, P14, P5). Per accedere al piano di gallerie inferiori, bisogna scendere il Pozzo Escampobariou e arrestarsi a una decina di metri dal fondo vero e proprio. A questa altezza, occhieggia dalla parete una galleria facilmente raggiungibile. Il fondo del pozzo è cieco.

LE GALLERIE SOPRA IL POZZO ESCAMPOBARIOU
Se invece di scendere il primo salto dell'Escampobariou, lo si attraversa sulla destra, in cengia, si accede alla base di una risalita di pochi metri (6 m con corda fissa), che porta a un dedalo di gallerie e pozzi, per uno sviluppo totale di circa 300 m. Si tratta della continuazione del piano di gallerie di quota 1650 m, con approfondimenti e prosecuzioni parzialmente inesplorati. In cima alla risalita, a destra, c'è una galleria che sale tra grossi blocchi e si restringe sino a diventare intransitabile. A sinistra, un meandro lungo una ventina di metri, intercetta una galleria, che subito si divide in tre direzioni (Quadrivio): a sinistra ci si può infilare in un condottino senz'aria, il Fleurs du Mal, ma dopo tortuosi saliscendi per circa 130 m e stretti passaggi, ogni prosecuzione è preclusa. Il percorso vale la pena per la bellezza delle aragoniti. La via di mezzo chiude dopo
qualche metro. A destra, la galleria di notevoli dimensioni (3x2 m) continua per qualche decina di metri, per poi puntare verso l'alto, dove sembra finire buona parte dell'aria. Un passaggio basso conduce al punto T, un altro sistema di condotte. Il ramo in salita e quello orizzontale finiscono in strettoia, quello che porta in basso, invece, dopo parecchie biforcazioni, si affaccia su un salto di 20 m. Alla base si possono percorrere in salita alcune gallerie in frana. Dove queste si verticalizzano bruscamente, un passaggio minuto sbuca su una grande forra. La si segue per circa so m e si scendono il Pozzo del Piantaspit e un P30, con due finestre facilmente raggiungibili e ancora da vedere.

GALERIE FAVOUIO AMONT
Alla fine della Galleria KB, superato il sifone di sabbia sulla sinistra, si arriva all'imbocco della Galerie Favouio Amont che si sviluppa in direzione SE, parallelamente alle gallerie KB, Z e Nere. Le dimensioni della galleria sono ciclopiche (6-8 m di diametro) e la lunghezza totale, diramazioni comprese, si aggira intorno ai 600 m.
Dopo i primi SO m, s'incontra un enorme pozzo. Proseguendo invece per la galleria principale, sempre sulla destra, s'incontra una deviazione. La galleria di destra, di diametro minore rispetto alla principale, continua in saliscendi sino ad arrestarsi di fronte a un passaggio impraticabile. La zona è stata vista poco e potrebbe riservare delle sorprese.

COURS MAJASTRE
Poco oltre il sifone di sabbia, sulla sinistra della Galerie Favouio Amont, si diparte uno stretto ramo in discesa, che prende il nome di Cours Majastre ed è lungo all'incirca 200 m. Il percorso è parallelo a quello della Galerie Favouio Aval. Superato il tratto in discesa, si risale per un centinaio di metri e si scende un pozzo da 9 m. Il ramo sfocia alla base del pozzo in fessura che, dalla Galerie Favouio Aval, porta al Pozzo Escampobariou. Sulle pareti si notano scritte in nerofumo. Si può ancora scendere un pozzo da 17 m, dal fondo occupato da massi di crollo.
Tra i blocchi, un torrentello scende a cascata su tre brevi salti, per 4S m di dislivello. L'acqua si perde tra i massi in una grossa sala, da cui non è possibile nessuna prosecuzione.

DALLA BASE DEL POZZO ESCAMPOBARIOU ALLA LONGUE ROUTE DU HÉROS
Raggiunta la finestra a pochi metri dal fondo del Pozzo Escampobariou, ci si trova in una galleria di belle dimensioni.
Seguendola verso valle, si va verso il fondo attuale. Verso monte, si raggiunge la galleria nota come La Longue Route du Héros. È una galleria semiattiva (la portata del corso d'acqua che vi scorre e la profondità dei laghi variano in base alla stagione e alle precipitazioni esterne) percorsa da una forte corrente d'aria. Si sviluppa a quota 1500 m s.l.m. parallelamente alle gallerie superiori del complesso: Favouio Amont, Favouio Aval, Cours Majastre, KB, Z, Nere) in direzione di Pian Ambrogi. Al primo bivio importante si procede a sinistra, per giungere alla base di una risalita in parete di una quindicina di metri, che comporta un'arrampicata difficile di V grado circa. In cima inizia La Longue Route du Héros. È senza dubbio una delle più belle gallerie del complesso delle Carsene: una condotta di circa 4 m di diametro, parzialmente attiva, lunga mezzo chilometro. L'itinerario è abbastanza evidente: percorsi i primi duecento metri, si incontra il primo lago che, in base al periodo dell'anno in cui ci si trova, può essere secco o molto profondo. Oltre, un bivio conduce, a sinistra, in un lago spesso semi sifonante. Oltre al lago si possono percorrere altri 200 m di grande galleria freatica, fino ad arrestarsi all'imbocco di un pozzo non ancora sceso.
A destra, un condotto di dimensioni modeste intercetta un ramo attivo. Un po' più in là, un'altra biforcazione dà accesso a due gallerie: quella di sinistra conduce ad un passaggio in discesa ostruito da sabbia (sifone); quella di destra, dopo qualche curva, giunge alla base di una vastissima sala in salita. L'acqua scorre sul basamento impermeabile. La sala è larga e bassa, con un dislivello in salita di 100 m, fino ad arrestarsi su una frana impenetrabile.

DALLA BASE DEL POZZO ESCAMPOBARIOU AL FONDO DELLA GALLERIA E BUN C'A L'È
Dieci metri più in alto rispetto al fondo del Pozzo Escampobariou, si diparte una galleria freatica fossile percorribile sia a monte che a valle. A monte si va verso La Longue Route du Héros, a valle si va verso le regioni del fondo. La quota di 1500 m s.l.m. è poco al di sopra della linea piezometrica. La corrente d'aria è evidente.
Si cammina in galleria per una ventina di metri, poi si procede alti, in corrispondenza di un restringimento.
Si esce in una galleria più ampia, freatica, di circa tre metri di diametro. L'andamento a sali e scendi indica la vicinanza al livello di base.
Un pozzetto conduce, dopo un po' di zig zag, in galleria, al vecchio fondo: 40 m di fiume compresi tra due sifoni. Procedendo lungo la galleria, invece, si arriva a una risalita di circa dieci metri, con corda fissa. In breve ci si ritrova di fronte ad una strettoia che, con molta probabilità, ha fermato le esplorazioni francesi all'inizio degli anni '80.
A questa prima strettoia, ne segue un'altra, dopo qualche metro. È un cunicolo assai stretto, lungo circa venti metri, che sfocia in una galleria più larga, di un metro circa di diametro.
Quaranta metri prima della strettoia di cui sopra, c'è un bivio importante: un buco sulla parete di sinistra, in corrispondenza di una scritta in nerofumo AGSP, conduce in una regione abbastanza complicata. Da qui è possibile oltrepassare le strettoie e accedere alle zone del fondo, dopo un largo giro. La morfologia è vadosa, un traverso in discesa, lungo la via più logica, accede alla Zona Sigma, in salita.
Girando a destra, seguendo le frecce e quindi la galleria che continua stretta a zig zag, si raggiunge il bivio 18/10 (dal nome dei capisaldi che Il convergono). Prima però è possibile imbattersi in un sifone e in una serie di gallerie variamente intrecciate.
Dal 18/10, seguendo la galleria principale, sotto un saltino di un metro, c'è un lago semi sifonante: è il Fresh and Creen, a cui segue una serie di gallerie parzialmente inesplorate e piuttosto strette. Tornando sul 18/10 e arrampicando, si raggiunge una galleria più ampia della precedente. Ricompare l'aria e l'ambiente si fa più importante: salti, marmitte e meandri sino a giungere di fronte a due laghi. Il secondo, in bilico su un pozzo da quindici, Pozzo Riccardo, è stato battezzato Lago Cheto. Il pozzo porta ad un sifone ma, poco prima del fondo, una
galleria in forte salita porta alla sala della Fava Lacrimosa, concrezionata e impostata su una faglia ben evidente.
Alla sommità del pozzo, un traverso in salita termina sull'orlo di un pozzetto di pochi metri e quindi nella Galleria dell'Anabasi, dalla caratteristica sezione rettangolare. Questa si sviluppa per duecento metri, intervallata da un saltino da tre, circa a metà del percorso. Termina su un pozzo da 6 m che cade sul Rio Escher. È il collettore principale della Conca delle Carsene, che esce dalla grotta del Pis del Pesio. La galleria, lunga circa 350 m, si origina da un sifone a monte e termina su un altro sifone: è il punto più vicino alla risorgenza del Pis del Pesio dell'intero sistema. In mezzo si susseguono cinque laghi, alcuni superabili con i traversi attrezzati di corda, altri percorrendo stretti cunicoli laterali. Un vero fiume scorre incassato tra le rocce di una forra sotterranea, con salti, laghi e piccole cascate. La portata del fiume, stimata ad occhio, si aggira intorno ai 100-150 l/s. Superati i primi laghi, a un centinaio di metri dal sifone a monte, arriva il primo affluente del collettore,
quello di destra. Una galleria di modeste dimensioni, percorsa da un rivo d'acqua, porta a una sala con un grosso lago: la Sala dell'Ancora. Qui cade una cascata da otto metri d'altezza; il rio che la alimenta proviene da un meandro, che serpeggia in direzione ancora sconosciuta per circa 300 m e finisce alla base di due enormi camini ancora da risalire. Il copioso stillicidio che arriva dai pozzi, genera il torrentello, la cui acqua si ipotizza provenga dal vallone dei Greci. Le esplorazioni sono in corso.
Tornando al Rio Escher, si prosegue tra laghi, traversi e by pass. A un certo punto, sulla sinistra, si incontra il secondo affluente: il Rio Briciole, che ha una portata di circa un terzo rispetto a quella del fiume principale. Si sospetta che quest'acqua arrivi dalla conca di Collapiana, ossia da quel tratto di Conca delle Carsene che va dalla capanna Morgantini al Gias delle Ortiche.
Seguendo a ritroso il percorso dell'acqua, all'incirca in direzione NE-SW, superati alcuni passaggi bassi molto concrezionati, si giunge ad una sala da cui si dipartono più vie, ma pare non vi siano prosecuzioni accessibili.
Dall'alto scroscia una cascatella. A metà percorso, lungo il cammino dell'acqua, c'è un bivio: un bel freatico d1
discrete dimensioni torna indietro in direzione del fiume principale.
Sul fondo della galleria del Rio Escher, a -795 m (attuale fondo del Cappa), un maestoso e nero sifone riceve un terzo affluente, piccolo, che si attiva solo in caso di grosse precipitazioni, allagando il passaggio che porta alla galleria del rio, bloccando eventuali esploratori per ore. L'aria soffia fortissima in questa galleria che, per gli stimoli esplorativi che scatena, è stata battezzata E bun c'a l'è (in italiano: E buono che è). È lunga circa 300 m e punta dritto verso ovest (280°N). È impostata su una fagli a evidente, inclinata di circa 20°. Si tratta di un freatico semi collassato, con massi di crollo al pavimento e fango secco sulle pareti. Il diametro è di circa due metri. Lungo il percorso ci sono due risalite attrezzate di circa 7-8 m. Verso la fine, la galleria diventa una grossa sala di crollo per poi fermarsi, tra massi enormi, alla base di un camino, da cui scende una cascata di circa venti metri. (tratto da: Atlante delle aree carsiche piemontesi - Volume 1 (2010)
Itinerario di accesso
L'ingresso, contrassegnato da una lapide in dedica allo scopritore, è un pozzetto del diametro di un metro e profondità di 11 m nella parte medio alta del primo vallone a est del Bric dell'Omo, sul versante nord dei monti delle Carsene. (tratto da: Atlante delle aree carsiche piemontesi - Volume 1 (2010)
Storia
(tratto da: Atlante delle aree carsiche piemontesi - Volume 1 (2010)

Foto ingresso
Autore foto
Michelangelo Chesta
Licenza foto ingresso
CC BY 4.0
Numero:616;Nome:Abisso Cappa;Regione:Piemonte;Provincia:CN;Comune:Briga Alta;Toponimo locale:Carsene;Area carsica:Carsene - Pian Ambrogi;Sistema carsico:Pis del Pesio;Complesso carsico:Complesso del Cappa;Latitudine:392101;Longitudine:4892807;Datum:UTM WGS84;Convertite da:UTM ED50;Quota altimetrica (m.slm):2149;Sviluppo reale (m):16000;Dislivello negativo (m):788;Dislivello totale (m):788;Note_:N.C.;
Dati compilazione
Data importazione
03/06/2020
Utente che ha aggiornato i dati
davide
Ultima modifica dei dati
14/01/2022
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Bibliografia

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1975Il fenomeno carsico nel CuneeseGuido PeanoVisualizza
1975Dans les abîmes de la terreMichel SiffreVisualizza
1977Negli abissi della terra - Rischi e avventure dello speleologoMichel SiffreVisualizza
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1987Grotte n. 94AA. VV.Visualizza
1988Speleologia n. 18AA.VV.Visualizza
1994Mondo Ipogeo n. 14AA.VV.Visualizza
1995Atlante delle grotte e delle aree carsiche piemontesiAA.VV.Visualizza
1996Grotte n. 121AA. VV.Visualizza
1997L'abisso ParsifalCarlo Balbiano d'AramengoVisualizza
1999ORSO SPELEO BIELLESE n°21AA.VV.Visualizza
1999Grotte n. 130AA. VV.Visualizza
1999Grotte n. 131AA. VV.Visualizza
1999Libera n.1AA.VV.Visualizza
1999Grotte n. 129AA. VV.Visualizza
2000Mondo Ipogeo n. 15AA.VV.Visualizza
2000Libera n.2AA.VV.Visualizza
2000Lettre d'info du CDS 06 n. 4-00AA.VV.Visualizza
2003Grotte n. 139AA. VV.Visualizza
2005Schegge di luce. Racconti, storie, emozioni di 50 anni di SpeleologiaAA.VV.Visualizza
2010Atlante delle aree carsiche piemontesi - Volume 1AA.VV.Visualizza
2011La Terre du VisconteThierry FighieraVisualizza
2012Piccoli segni per una grande storiaGhielmetti EVisualizza
2012Sot TèraEttore GhielmettiVisualizza
2015Grotte n. 164AA. VV.Visualizza
2015Speleologia n. 73AA.VV.Visualizza
2016Grotte n. 166AA. VV.Visualizza
2017Speleologia n. 77AA.VV.Visualizza
2021Fauna Hypogaea PedemontanaEnrico Lana, Pier Mauro Giachino, Achille CasaleVisualizza
2021Grotte n. 173AA.VV.Visualizza

Rilievi cavità

Grotte
PI616

Abisso Cappa - Rami dell'Oltrefondo - pianta


Data rilievo
1999-01-01
Autore rilievo
A. Balestrieri, R. Pozzo
Rilevatori
A. Balestrieri, R. Dondana, G. Dutto, F. Faggion, D. Girodo, D. Grossato, D. Olivero, R. Pozzo, F. Vacchiano
Licenza rilievo
CC BY 4.0

Grotte
PI616

Abisso Cappa - Rami dell'Oltrefondo - sezione


Data rilievo
1999-01-01
Autore rilievo
A. Balestrieri, R. Pozzo
Rilevatori
A. Balestrieri, R. Dondana, G. Dutto, F. Faggion, D. Girodo, D. Grossato, D. Olivero, R. Pozzo, F. Vacchiano
Licenza rilievo
CC BY 4.0
Fonte bibliografica

Grotte
PI616

Complesso Cappa-18-Denver-Straldi: pianta 2009


Licenza rilievo
CC BY 4.0

Grotte
PI616

Complesso Cappa-18-Denver-Straldi: sezione 2009


Licenza rilievo
CC BY 4.0

Foto della cavità

Numero grotta
PI616 Abisso Cappa

Targa in memoria di Gerard Cappa


Autore foto
Michelangelo Chesta
Licenza foto
CC BY 4.0
Descrizione
La targa è stata collocata alcuni anni fa su una placca rocciosa di fronte all'ingresso dell'abisso.

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